vendetta


- La neve non può tardare, - annunziò la giovane serva, guardando il cielo bianco, - prenditi almeno un ombrello, Maureddu. - Un ombrello? Il giovane padrone si mise a ridere. Portar l'ombrello era per lui un segno di debolezza, quasi di vigliaccheria. - Vedrai che nevicherà; perché parti con questo tempo?. - riprese la ragazza, con voce ardente e lamentosa. - Io non potrò dormire... Maureddu rise ancora. Per lui tutto era oggetto di riso, ma d'un riso quasi infantile, che non offendeva nessuno. - Tu non potrai dormire? Allora, scendi in cucina, allora - disse, mentre finiva di sellare il cavallo. Anch'ella rise un po', melanconica e voluttuosa. - Se non ci sei tu. - mormorò. - Ti abbraccerai la stuoia. Va, di' a nonna che sto per partire... Aspetta, prima. La rincorse sotto la tettoia e l'abbracciò forte. Ella era più alta di lui, bella, rosea, col naso aquilino e due grandi occhi rotondi, lucenti. Anch'ella lo strinse, quasi lo sollevò, e gli disse: - Promettimi almeno che non passerai nel mio paese. Lo sai che mio fratello ti vuole uccidere. [...]

Freddo. Una novella di Grazia Deledda