umorismo


[…] E si domandò perché mai egli, che non aveva mai fatto per volontà male ad alcuno, doveva esser cosí bersagliato dalla sorte, egli, che anzi s’era inteso di far sempre il bene; bene lasciando l’abito ecclesiastico, quando la sua logica non s’era piú accordata con quella dei dottori della chiesa, la quale avrebbe dovuto esser legge per lui; bene, sposando per dare il pane a un’orfana, la quale per forza aveva voluto accettarlo a questo patto, mentr’egli onestamente e con tutto il cuore avrebbe voluto offrirglielo altrimenti. E ora, dopo l’infame tradimento e la fuga di quella donna indegna che gli aveva spezzata l’esistenza, ora quasi certamente gli toccava a soffrire anche la pena di vedersi morire a poco a poco il figliuolo, l’unico bene, per quanto amaro, che gli fosse rimasto. Ma perché? Dio, no: Dio non poteva voler questo. Se Dio esisteva, doveva coi buoni esser buono. Egli lo avrebbe offeso, credendo in lui. E chi dunque, chi dunque aveva il governo del mondo, di questa sciaguratissima vita degli uomini? […]

Va bene. Una novella di Luigi Pirandello


Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l'impressione d'una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l'anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors'anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi. Era festa dovunque; in ogni chiesa, in ogni casa; intorno al ceppo, lassú; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori... E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, erano deserte nella rigida notte. E mi pareva di andare frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo: «Buon Natale!» e sparivo... […]

Sogno di Natale. Una novella di Luigi Pirandello



Donna Mimma, la protagonista, è molto conosciuta nel suo piccolo paese di provincia; di natura possente, sicura di sé, austera, aiuta le altre donne a partorire. Un bel giorno però arriva nel suo paese una levatrice neolaureata, più giovane e più carina di lei, proveniente dal nord e lei di colpo viene spiazzata, ignorata, quasi dimenticata dalle altre donne. Matura una profonda invidia verso la nuova arrivata, ma non si arrende perché è vendicativa e decisa: si reca pertanto a Palermo per iscriversi all'università. Data la sua età qui è soggetta a derisione dagli altri studenti e perfino dal suo professore, ma ella non desiste e non si abbatte ed infine riesce a raggiungere il suo obiettivo: torna al paese con un titolo di studio acquisito pronta a riprendere il suo vecchio lavoro che però non riesce più a compiere con la necessaria serenità.

Donna Mimma, una novella di Luigi Pirandello


Lo squallore dell'alba s'è fermato, spettrale, ai vetri della finestra rimasta con gli scuri aperti, e pare non abbia piú forza d'alitare da lí nel bujo della camera. A poco a poco comincia a effondersi come un brulichío nell'ombra. E prima s'impiglia nel trapunto lieve delle tendine; poi, quasi vaporando, traspare di tra le grétole rarefatte d'una gabbiola che pende dal palchetto in capo alla finestra, nel mezzo, senza destare tuttavia il canarino accoccolato sul ballatojo. Poi, ecco, inoltrandosi, lambisce appena le gambe, l'orlo d'un tavolino nero davanti la finestra; e, grado grado, si soffonde sul piano di esso, avvistandone quasi a tentoni gli oggetti: alcune carte sparse, alcuni libri, una bugia di ferro smaltato col bocciuolo d'ottone, in cui la candela s'è consumata tutta; una lettera suggellata; un'altra lettera; un cannello di ceralacca; un ritratto fotografico. [...]

Spunta un giorno. Una novella di Luigi Pirandello



[...] Perché il professor Erminio Del Donzello, ora, ogni mattina, prima di recarsi a scuola, per ingraziarsi quel vicinato ostile e dimostrar la cura e la sollecitudine che si dava de' due orfanelli, dopo averli ben lavati e calzati e vestiti, se li prendeva per mano, uno di qua, l'altra di là, e li andava a lasciare ora in questa ora in quella famiglia tra le tante che si erano profferte. Era - s'intende - in ciascuna di queste famiglie piú delle altre caritatevoli e in pensiero per la sorte dei piccini, almeno una ragazza da marito; e tutte, senza eccezione, queste ragazze da marito sarebbero state mammine svisceratamente amorose di quei due orfanelli; perfida tiranna, spietata megera sarebbe stata solo quell'una, che il professor Erminio Del Donzello avrebbe scelto tra esse. Perché era una necessità ineluttabile, che il professor Erminio Del Donzello riprendesse moglie. Se l'aspettava di giorno in giorno tutto il vicinato, e per dir la verità ci pensava sul serio anche lui. [...]

Nené e Ninì. Una novella di luigi Pirandello


[...] - Lei ha voluto raffigurarsi qua, ha voluto fare il suo ritratto; ma lasciamo andare che Lei è molto piú bella; qua siamo nel campo... nel camposanto dell'arte, scusi! e questa vuol essere la Vita che si sposa alla Morte. Ora, se lo scheletro è panneggiato, la Vita dev'esser nuda, c'è poco da dire; tutta nuda e bellissima, signorina, per compensare col contrasto la presenza macabra dello scheletro involto! Nuda, Pogliani, non ti pare? Nuda, è vero, signora? Tutta nuda, signorina mia! Nudissima, dal capo alle piante! Creda pure che altrimenti, cosí, verrebbe una scena da ospedale: quello col lenzuolo, questa con l'accappatojo... Dobbiamo fare scultura, e non c'è ragioni che tengano! - No, no, scusi, - disse la signorina Consalvi alzandosi con la madre. - Lei avrà forse ragione, dal lato dell'arte; non nego, ma io voglio dire qualche cosa, che soltanto cosí potrei esprimere. Facendo come vorrebbe Lei, dovrei rinunciarvi. - Ma perché, scusi? perché Lei vede qua la sua persona e non il simbolo, ecco! Dire che sia bello, scusi, non si potrebbe dire... E la signorina: - Niente bello, lo so; ma appunto come dice lei, non il simbolo ho voluto rappresentare, ma la mia persona, il mio caso, la mia intenzione, e non potrei che cosí. Penso poi anche al luogo dove il monumento dovrà sorgere... Insomma, non potrei transigere. Il Colli aprí le braccia e s'insaccò nelle spalle. - Opinioni! [...] 

La vita nuda. Una novella di Luigi Pirandello. Parte ...



[...] E d'improvviso, levando gli occhi, le sembrò che la stanza fosse piú luminosa. Come se quello scatto d'ammirazione le avesse a un tratto snebbiato il petto da tanto tempo oppresso, aspirò con ebbrezza, bevve con l'anima quella luce ilare viva, che entrava dall'ampia finestra aperta all'incantevole spettacolo della magnifica villa avvolta nel fascino primaverile. Fu un attimo. La signorina Consalvi non poté spiegarsi che cosa veramente fosse avvenuto in lei. Ebbe l'impressione improvvisa di sentirsi come nuova fra tutte quelle cose nuove attorno. Nuova e libera; senza piú l'incubo che l'aveva soffocata fino a poc'anzi. Un alito, qualche cosa era entrata con impeto da quella finestra a sommuovere tumultuosamente in lei tutti i sentimenti, a infondere quasi un brillío di vita in tutti quegli oggetti nuovi, a cui ella aveva voluto appunto negar la vita, lasciandoli intatti lí, come a vegliare con lei la morte d'un sogno. [...]

La vita nuda. Una novella di Luigi Pirandello. Parte ...


Ma io, senti, io ero fuggita con lui perché lo amavo, non per trovare qui tutta questa quiete, tutta questa agiatezza in una nuova casa: avevo la mia; non sarei andata via con lui... Ma egli si sa, doveva scusarsi innanzi agli altri della leggerezza a cui s'era lasciato andare, egli uomo serio, posato... Eh già! la follia era commessa: rimediarvi, adesso! riparare, e subito! Come? Col darsi tutto al lavoro, col rifarmi una casa ricca, piena d'ozio... Cosí, ha lavorato come un facchino; non ha pensato che a lavorare, sempre; senza desiderare mai altro da me che la lode per la sua operosità, per la sua onestà... e la mia gratitudine, anche! Già, perché sarei potuta capitar peggio!...

La paura. Una novella di Luigi Pirandello



[...] Abitavano insieme, in due camere ammobiliate al Babuino. Per grazia particolare della vecchia padrona di casa, che si lodava tanto di loro, avevano anche il salottino a disposizione, ove solevano passar le sere, quando - sempre d'accordo - stabilivano di non andare a teatro o a qualche caffè-concerto. Giocavano a dadi o a scacchi o a dama, intramezzando alle partite pacate e sennate conversazioncine o sui superiori o sui compagni d'ufficio o su le questioni politiche del momento o anche su le arti belle, di cui si reputavano con una certa soddisfazione estimatori non volgari. Ogni giorno, difatti, passando e ripassando per via del Babuino, si indugiavano in lunghe contemplazioni o in accigliate meditazioni innanzi alle vetrine degli antiquarii e dei negozianti d'arte moderna; e Bartolo Barbi, ch'era molto perito in tutto ciò che si riferiva alle gerarchie, sia quella ecclesiastica, sia quella militare, sia quella burocratica, e agli usi e ai costumi, si scialava a dar di bestia a certi pittori che, nei soliti quadretti di genere, osavano raffigurar cardinali con paramenti addirittura spropositati. [...]

Pari. Una novella di Luigi Pirandello


[...] Nero non comprendeva ancora, dove fosse capitato. Male, proprio male, no. Certo, non era la scuderia della principessa. Ma una buona scuderia era anche questa. Piú di venti cavalli, tutti mori e tutti anzianotti, ma di bella presenza, dignitosi e pieni di gravità. Oh, per gravità, forse ne avevano anche troppa! Che anch'essi comprendessero bene l'ufficio a cui erano addetti, Nero dubitava. Gli pareva che tutti quanti, anzi, stessero di continuo a pensarci, senza tuttavia venirne a capo. Quel dondolío lento di code prolisse, quel raspare di zoccoli, di tratto in tratto, certo erano di cavalli cogitabondi. Solo quel Fofo era sicuro, sicurissimo d'aver capito bene ogni cosa. Bestia volgare e presuntuosa! Brocco di reggimento, scartato dopo tre anni di servizio, perché - a suo dire - un tanghero di cavalleggere abruzzese lo aveva sgroppato, non faceva che parlare e parlare. Nero, col cuore ancor pieno di rimpianto per il suo vecchio amico, non poteva soffrirlo. Piú di tutto lo urtava quel tratto confidenziale, e poi la continua maldicenza sui compagni di stalla. Dio, che lingua! [...]

La rallegrata. Una novella di Luigi Pirandello



[...] Quasi quasi, a pensarci, Cesarino poteva dire di non conoscer bene neppure la madre. Non la vedeva quasi mai durante il giorno. Dalla mattina fino alle due del pomeriggio, ella stava alla Scuola Professionale, dove insegnava disegno e ricamo; andava poi in giro fino alle sei, fino alle sette, talvolta fino alle otto di sera, per impartire lezioni particolari anche di lingua francese e di pianoforte. Rincasava stanca, la sera; ma, pure in casa, in quel po' di tempo prima di cena, altre fatiche, certe cure domestiche a cui la serva non avrebbe potuto attendere; e, subito dopo cena, la correzione dei lavori delle scolarette private. Mobili piú che decenti, tutte le comodità, guardaroba ben fornito, dispensa abbondantemente provvista, eh sí, sfido! Con tutto questo gran lavoro della mammina infaticabile; ma che tristezza anche, e che silenzio in quella casa! Cesarino, ripensandoci dal collegio, se ne sentiva ancora stringere il cuore. Quand'era là, appena ritornato dalla scuola, desinava solo, svogliato, nella saletta da pranzo ricca ma quasi buja, con un libro aperto davanti appoggiato alla bottiglia dell'acqua sul riquadro bianco del tovagliolo apparecchiato lí per lí sulla tavola antica di noce; poi si chiudeva in camera a studiare; e, infine, la sera quando lo chiamavano a cena, usciva tutto raffagottato intorpidito, rannuvolato, con gli occhi strizzati dietro le lenti da miope. [...]

In silenzio. Una novella di Luigi Pirandello. Parte 1 di ...


[...] Aspettando la cena, lí seduto sul balconcino, nell'ultima luce fredda del crepuscolo, guardando (senza neppur forse vederla) la fetta di luna già accesa nel cielo scialbo e vano; poi abbassando gli occhi sulla sudicia stradicciuola deserta costeggiata da una parte da una siepe secca e polverosa a riparo degli orti, si sentiva invader l'anima, in quella stanchezza, da uno squallore angoscioso; ma non appena il pianto accennava di pungergli gli occhi, serrava i denti, stringeva nel pugno la bacchetta di ferro della ringhiera, appuntava lo sguardo all'unico fanale della stradicciuola, a cui i monellacci avevano fracassato a sassate due vetri, e si metteva a pensar cose cattive, apposta, contro gli scolaretti del convitto, anche contro il Direttore, ora che non sentiva piú di poter essere come prima fiducioso con lui, avendo capito che gli faceva il bene, sí, ma quasi piú per sé, per il compiacimento di sentirsi, lui, buono; il che gli dava adesso, nel riceverne quel bene, come un impiccio d'umiliazione. [...]

In silenzio. Una novella di Luigi Pirandello. Parte 2 di ...



Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino. Sigla di Simon Balestrazzi […] Ella aveva consigliato quella disposizione alla mobilia nel salotto; ella aveva suggerito la compera di questo e di quell’oggetto, utilissimi ed eleganti. S’era messa al posto della sposa lontana e aveva reclamato per lei tutti quei comodi, […]

L’amica delle mogli. Una novella di Luigi Pirandello. Parte 2 ...


Pareva ad alcuni amici, e tra questi a Paolo Baldia, che la signorina Pia Tolosani fosse un po' affetta di quella vaga malinconia che suol derivare dalla troppa lettura, quando si sia preso l'abito d'adattar le pagine spesso bianche della propria vita sulla falsariga di quelle stampate in qualche romanzo; ma ciò senza molto scapito della propria spontaneità, stimava Giorgio Dàula, altro amico. Del resto, quella malinconia era compatibilissima, e poteva anche parere piú che sincera in una signorina previdente, già sui ventisei anni, la quale sappia di non aver dote, e veda i propri genitori ormai avanzati in età. [...]

L’amica delle mogli. Una novella di Luigi Pirandello. Parte 1 ...



La maestrina Boccarmè, appena sola, strappò quel ritrattino dalla parete e lo scagliò con tanta rabbia sulla scrivania, che il vetro della modesta cornicetta di rame si ruppe. Poi, andò a buttarsi sul letto e, affondando il volto sul guanciale, si mise a piangere. Non tanto per l'onta, no; pianse per la miseria del suo cuore scoperta, derisa e quasi sfregiata; pianse per vergogna di quel che aveva fatto, di quel ritrattino che aveva appeso lí alla parete da tanti anni. Ma non aveva avuto mai, mai un momento di bene fin dalla fanciullezza; aveva già perduto, non pur la speranza, ma perfino il desiderio d'averne nel tempo che ancora le avanzava; e allora, quasi mendicando un ricordo di vita, era ritornata ai giorni del suo maggior tormento, ai soli giorni in cui pure, per poco, aveva sentito veramente di vivere: e aveva cercato quel ritrattino, gli aveva comperato quella cornicetta da pochi soldi, e non perché lo vedessero gli altri lo aveva appeso lí alla parete, ma per sé, per sé unicamente, quasi per far vedere a se stessa che, mentre forse tant'altre maestrine come lei dicevano senz'esser vero, d'avere avuto anch'esse in gioventú il loro romanzetto sentimentale, lei - eccolo là - lo aveva avuto davvero: c'era stato davvero - eccolo là - un uomo nella sua vita. [...]

La maestrina Boccarmé. Una novella di Luigi Pirandello. Parte 2 ...