racconto


Nanni Volpe, nei suoi begli anni, aveva pensato soltanto a far la roba. - Testa fine di villano, e spalle grosse - grosse per portarci trent'anni la zappa, e le bisacce, e il sole, e la pioggia. Quando gli altri giovani della sua età correvano dietro le gonnelle, oppure all'osteria, egli portava paglia al nido, come diceva lui: oggi un pezzetto di chiusa, domani quattro tegole al sole. Tutto pane che si levava di bocca, sangue del suo sangue, che si mutava in terra e sassi. Allorché il nido fu pronto, finalmente, Nanni Volpe aveva cinquant'anni, la schiena rotta, la faccia lavorata come un campo. Ma ci aveva pure belle tenute al piano, una vigna in collina, la casa col solaio, e ogni ben di Dio. La domenica, quando scendeva in piazza, col vestito di panno blu, tutti gli facevano largo, persino le donne, vedove o zitelle, sapendo che ora, fatta la casa, ci voleva la padrona. Egli non diceva di no, anzi, ci stava pensando. [...]

Nanni Volpe. Una novella di Giovanni Verga


Quando la signora Silverio tornò insieme al marito - da Nuova York, da Melbourne, chi lo sa? - tutti videro ch'era finita per lei, povera Ginevra. Metteva del rossetto. Portava ancora la pelliccia nel mese di maggio. Veniva a cercare il sole e l'aria di mare alla Riviera di Chiaja, dalle due alle quattro, nella carrozza chiusa, come un fantasma. Ma ciò che stringeva maggiormente il cuore era la macchia sanguigna di quell'incarnato falso nel pallore mortale delle sue guance, e il sorriso con cui rispondeva al saluto degli amici - quel triste sorriso che voleva rassicurarli. [...]

Ciò che è in fondo al bicchiere. Una novella di ...




C’era una volta un piccolo fiore che gli amici chiamavano Ranny. Era un ranuncolo dai petali delicati che avevano splendidi colori tra il rosa e il bianco, che lo facevano somigliare molto ai suoi genitori, Dasy la dalia e Gippo il giglio. Il giardino dove viveva non era grande, ma era così ricco di colori e profumi che era un incanto. C’erano gerani e gigli, rose e verbene, nasturzi, gerbere e persino un pero e dei limoni in vaso.

Il piccolo fiore, un racconto in fiaba di Lucia Atzori



Ci sono storie che chiedono a gran voce di essere raccontate dall’inizio. Dal primo respiro, dal primo fiato. Dalla prima lettera di un qualsiasi alfabeto. Dal giorno numero uno. Altre che scelgono un frammento da cui partire. Questa, invece, è una storia che parte dalla fine. Da un corpo trovato nel parcheggio condominiale. All’alba.

Testimone consapevole, un racconto di Marco Conti. Adattamento e messa ...


Io discendo da una stirpe nota per vigore di fantasia e ardore di passione. Gli uomini mi hanno chiamato pazzo, ma ancora non è risolta la questione, cioè, se la pazzia sia o più o meno l'intelligenza più elevata, se molto di ciò che v'è di splendido, se tutto ciò che è profondo non scaturisca da una malattia del pensiero, da umori della mente esaltata; a spese del comune intelletto. Coloro che sognano ad occhi aperti sono consci di molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte. Nelle loro grigie visioni colgono frammenti di eternità e destandosi fremono nell'intimo allo scoprire d'esser stati sulla soglia del gran segreto.

Eleonora, un racconto di Edgar Allan Poe



Una terribile pestilenza, la Morte Rossa, sta devastando una contrada e il principe Prospero, uomo di animo felice e temerario, si rende conto che le sue terre sono spopolate (molti sono morti a causa della pestilenza, oppure sono semplicemente fuggiti per evitare il contagio). L'uomo allora decide di ritirarsi insieme ad un migliaio di amici e cortigiani in un suo palazzo, così da evitare il contagio. All'interno dell'edificio gli occupanti trascorrono gioiosamente le giornate, con musiche e buffoni, e dopo cinque mesi di isolamento il principe decide di indire un ballo in maschera…

La mascherata della morte rossa, un racconto di Edgar Allan ...


Un piccolo borgo olandese Vondervotteimittiss. Vecchio villaggio situato in una valle sperduta. Fino a due giorni prima tutto è sempre rimasto immutato. In ogni dove vi stanno orologi, scolpiti o veri. Mentre gli anziani stanno seduti aspettando, come da sempre, il rintocco di mezzogiorno, un minuscolo uomo si avvicina velocemente dalle colline. Vestito di nero, con « un sogghigno perenne da un'orecchia all'altra », danza in modo sgraziato, tiene sottobraccio un cappello e « un violino cinque volte circa più grande di lui ». Fiondatosi su Vondervotteimittiss balza sulla torre dell'orologio e…

Il diavolo nel campanile, una racconto di Edgar Allan Poe



Un uomo si trova all'Inferno dentro un sepolcro in compagnia di Satana. Questi decide di raccontargli una storia che crede sia la migliore di tutte quelle mai raccontate perché ha per protagonista il Silenzio. Il protagonista della favola si trova in Libia nei pressi di un fiume melmoso di nome Zaire. Le acque sono ricoperte da gigli che sospirano al rumore del vento e tutt'intorno vi è un bosco dove le gocce d'acqua diventano sangue umano alla caduta sulla terra. Il protagonista incamminandosi intorno al fiume scorge un grande masso dove c'è scritto "DESOLAZIONE" e scorge seduto sopra di esso un uomo in vesti romane che fissa la luna tremando e gemendo di sconforto. L'uomo non riesce a capire tale comportamento e dopo un po' comincia ad imprecare in silenzio contro di lui facendo improvvisamente diventare tutto l'ambiente silenzioso e ancora più tetro. Ora anche la scritta sulla roccia è mutata in "SILENZIO" e l'uomo in vesti romane fugge via terrorizzato. Il diavolo ha concluso la sua storia e vedendo il compagno muto ride e impreca adagiandosi sul sepolcro assieme ad una statua di lince animatasi all'improvviso.

Silenzio, favola. Un racconto di Edgar Allan Poe


La confessione di un omicida condannato a morte, che pur sapendo di non essere creduto, vuole rivelare e condividere l’orrore di quanto sia successo, per sgravarsi la coscienza. Racconta di essere stato un giovane buono e gentile, uomo per bene, di aver avuto una grande passione e rispetto per gli animali. L'uomo riferisce che sua moglie non perdeva occasione di procurarsene molti: avevano uccelli, pesci rossi, un bellissimo cane con un panda , conigli, una scimmietta e un gatto. Quest'ultimo, di nome Plutone, era un animale forte e bello, completamente nero ed era il preferito del narratore. La loro amicizia durò molti anni, nonostante il peggioramento del carattere del padrone che cominciava a picchiare sua moglie e a maltrattare gli animali, mantenendo però un certo riguardo per il gatto. Una sera, dopo essere tornato a casa ubriaco fradicio, l'uomo notò che il gatto evitava la sua presenza, così lo afferrò e la bestia impaurita lo morse lievemente: subito un demone si impadronì di lui. Estrasse la lama di un temperino nel taschino del panciotto e cavò un occhio alla bestia. Nei giorni successivi…

Il gatto nero, un racconto di Edgar Allan Poe



L’uomo racconta di aver conosciuto Morella molti anni addietro, per caso; ne fu subito profondamente attratto, anche se gli ardori che lo presero « non erano quelli di Eros », e la sposò. La donna, erudita, trasmette il proprio sapere al marito. Ama in particolare gli studi filosofici e teologici. Il protagonista non è però sulla stessa lunghezza d'onda; mentre Morella si identifica con le sue letture mistiche, egli sente sovente « uno spirito proibito destarsi in lui », che Morella cerca di spegnere sul nascere con « qualche grave e singolare parola ». A poco a poco, l'inquietudine e l'orrore che gli procurano il pensiero e i discorsi di lei vanno aumentando e turbandolo nell'intimo…

Morella, un racconto di Edgar Allan Poe


La storia è raccontata da un'anima passata nell'Inferno da molti secoli. Si tratta del greco Oinos (che vuol dire "Vino") il quale assieme a sette amici si trova una sera in una casa della città libica Tolemaide. Gli ospiti stanno banchettando allegramente, recitando alcuni versi del poeta Anacreonte e bevendo coppe e calici di vino quando Oinos comincia a sentire un'oscura presenza e forti brividi gli percorrono la schiena. Infatti trova tutto molto strano in quell'ambiente compresa una colossale porta di bronzo. Ad un tratto Oinos si riprende dallo stordimento e si rende conto che sta banchettando alla presenza di un cadavere ucciso dalla peste disteso sulla tavola ellittica...

Ombra, un racconto di Edgar Allan Poe



Il racconto è la confessione dell'omicidio di un vecchio. L'anonimo protagonista puntualizza immediatamente di essere sano di mente anche se un po' nervoso; durante tutto il racconto vorrà dimostrare la sua lucidità mentale nel premeditare e compiere il crimine. L'assassino amava il vecchio con cui viveva, ma non sopportava il suo occhio chiaro da avvoltoio, quell'occhio sempre incombente, vitreo, che lo innervosiva, lo faceva letteralmente diventare matto.

Il cuore rivelatore, un racconto di Edgar Allan Poe