pazzia


Farneticava. Principio di febbre cerebrale, avevano detto i medici; e lo ripetevano tutti i compagni d'ufficio, che ritornavano a due, a tre, dall'ospizio, ov'erano stati a visitarlo. Pareva provassero un gusto particolare a darne l'annunzio coi termini scientifici, appresi or ora dai medici, a qualche collega ritardatario che incontravano per via: - Frenesia, frenesia. - Encefalite. - Infiammazione della membrana. - Febbre cerebrale. E volevan sembrare afflitti; ma erano in fondo cosí contenti, anche per quel dovere compiuto; nella pienezza della salute, usciti da quel triste ospizio al gajo azzurro della mattinata invernale.

Il treno ha fischiato. Una novella di Luigi Pirandello


Il Gran Me ed il piccolo me rincasavano a sera da una scampagnata, nella quale furono tutto il giorno in compagnia di gentili fanciulle, a cui l'inebriante spettacolo de la novella stagione ridestava certo, come gli occhi loro e i sorrisi e le parole palesavano, di dolci, ineffabili voglie segretamente il cuore. Il Gran Me è ancora come preso da stupore e in visione dei fantasmi creatigli nello spirito dal diffuso incantesimo della rinascente primavera.

Dialoghi tra il Gran Me e il Piccolo Me. Una ...



Un caso singolarissimo era accaduto, parecchi anni addietro, a Marco Saverio Bobbio, notajo a Richieri tra i piú stimati. Nel poco tempo che la professione gli lasciava libero, si era sempre dilettato di studii filosofici, e molti e molti libri d'antica e nuova filosofia aveva letti e qualcuno anche riletto e profondamente meditato. Purtroppo Bobbio aveva in bocca piú d'un dente guasto. E niente, secondo lui, poteva meglio disporre allo studio della filosofia, che il mal di denti. Tutti i filosofi, a suo dire, avevano dovuto avere e dovevano avere in bocca almeno un dente guasto. Schopenhauer, certo, piú d'uno. [...]

L’Ave Maria di Bobbio. Una novella di Luigi Pirandello


- Avevate preso gli Ordini? - Tutti no. Fino al Suddiaconato. - Ah, suddiacono. E che fa il suddiacono? - Canta l'Epistola; regge il libro al diacono mentre canta il Vangelo; amministra i vasi della Messa; tiene la patina avvolta nel velo in tempo del Canone. - Ah, dunque voi cantavate il Vangelo? - Nossignore. Il Vangelo lo canta il diacono; il suddiacono canta l'Epistola. - E voi allora cantavate l'Epistola? - Io? proprio io? Il suddiacono. - Canta l'Epistola? - Canta l'Epistola. Che c'era da ridere in tutto questo? [...]

Canta l’epistola, una novella di Luigi Pirandello



Insomma, il lumetto, lí sul piano della scrivania, non ne poteva piú. Riparato da un mantino verde, singhiozzava disperatamente; a ogni singhiozzo faceva sobbalzar l'ombra di tutti gli oggetti della camera, come per mandarli al diavolo; e meglio di cosí non lo poteva dire. Poteva anche parere uno spavento. Perché, nel profondo silenzio della notte, al Bombichi che passeggiava per quella stanza, inghiottito dall'ombra e subito rivomitato alla luce da quel singulto del lumetto, giungeva pure di tanto in tanto dalle stanze inferiori della casa la voce rauca, raschiosa della moglie, che lo chiamava come da sottoterra: - Gosto, Gosto! Se non che egli, invariabilmente, fermandosi, rispondeva piano a quella voce, con due inchini: - Crepa! Crepa! [...]

La levata del sole. Una novella di Luigi Pirandello


Certe notizie sopravvengono cosí inattese che si resta lí per lí sbalorditi, e dallo sbalordimento pare non si trovi piú modo a uscire se non ricorrendo a una delle frasi piú fruste o delle considerazioni piú ovvie. Per esempio, quando il giovane Calvetti, segretario del mio amico Bernabò, m'annunziò la morte improvvisa del padre del Massari, da cui poco prima Bernabò e io eravamo stati a colazione, mi venne d'esclamare: «Ah la vita cos'è! Basta un soffio a portarsela via»; e congiunsi il pollice e l'indice d'una mano per soffiarci sú, come a far volare una piuma che tenessi tra quelle due dita. [...]

Soffio, una novella di Luigi Pirandello



Il Guarnotta seguiva col corpo ciondolante l'andatura dell'asinello, come se camminasse anche lui; e per poco veramente le gambe, coi piedi fuori delle staffe, non gli strisciavano sulla polvere dello stradone. Ritornava, come tutti i giorni a quell'ora, dal suo podere quasi affacciato sul mare, all'orlo dell'altipiano. Piú stanca e piú triste di lui, la vecchia asinella s'affannava da un pezzo a superare le ultime pettate di quello stradone interminabile, tutto a volte e risvolte, attorno al colle, in cima al quale pareva s'addossassero fitte, una sull'altra, le decrepite case della cittaduzza. [...]

La cattura, una novella di Luigi Pirandello


Nero tra il baglior polverulento d'un sole d'agosto che non dava respiro, un carro funebre di terza classe si fermò davanti al portone accostato d'una casa nuova d'una delle tante vie nuove di Roma, nel quartiere dei Prati di Castello. Potevano esser le tre del pomeriggio. Tutte quelle case nuove, per la maggior parte non ancora abitate, pareva guardassero coi vani delle finestre sguarnite quel carro nero. Fatte da cosí poco apposta per accogliere la vita, invece della vita - ecco qua - la morte vedevano, che veniva a far preda giusto lí. Prima della vita, la morte. [...]

Distrazione. Una novella di Luigi Pirandello



- Sono venuto, - si lamentò dalla soglia Bellavita, con quell'esitazione di chi si butta a parlare e poi, incerto, si trattiene, - sono venuto, perché l'ho capito, sa? il cuore a Vossignoria..., il cuore non le regge piú... a venire da me... L'ho capito! Ricomposto appena dallo scatto d'ira all'annunzio di quella visita, il signor Notajo, dal tavolino innanzi al quale stava seduto nella sua stanza da letto, accennò di sí col grosso capo calvo, ma senza saper bene perché. (Il cuore? che aveva detto?) E invitò con un cenno della mano il visitatore a introdursi, a sedere. Bellavita, a quel gesto, sentí quasi sussultare tutta la stanza, tanta fu d'improvviso la gioja che ne ebbe. E siccome, parato di strettissimo lutto, dopo aver parlato, s'era ricomposto rigido su la soglia, le gambe per quella gioja quasi gli mancarono. Si sorresse, premendo le gracili mani su gli omeri del figliuolo Michelino, che gli stava davanti, vestito anch'esso d'un abito ritinto or ora di nero.

L’ombra del rimorso, una novella di Luigi Pirandello


In tutto, due lagrimucce, tre ore coi gomiti sul tavolino, la testa tra le mani; sissignori: a forza di strizzarmi il cuore, eccole qua nel fazzoletto: proprio due, spremute agli angoli degli occhi. Da buoni amici, caro Momo, facciamo a metà. Una per te morto, una per me vivo. Ma sarebbe meglio, credi, che me le prendessi tutt'e due per me. Come un vecchio muro cadente sono rimasto, Momino, a cui una barbara mano abbia tolto l'unico puntello. (Bella, eh? la barbara mano.) Ma non so piangere, lo sai. Mi ci provo, e riesco solo a farmi piú brutto, e faccio ridere. Sai che bell'idea piuttosto m'è venuta? di mettermi ogni sera a parlare da solo con te, qua, a dispetto della morte. Darti notizia di tutto quanto avviene ancora in questo porco mondaccio che hai lasciato e di ciò che si dice e di ciò che mi passa per il capo. E cosí mi parrà di continuarti la vita, riallacciandoti a essa con le stesse fila che la morte ha spezzate.

Notizie del mondo. Una novella di Luigi Pirandello



Coricatosi accanto alla moglie, che già dormiva, voltata verso il lettuccio, su cui giacevano insieme i due figliuoli, Spatolino disse prima le consuete orazioni, s'intrecciò poi le mani dietro la nuca; strizzò gli occhi, e - senza badare a quello che faceva - si mise a fischiettare, com'era solito ogni qual volta un dubbio o un pensiero lo rodevano dentro. Fischiava, fischiava sì. Non era propriamente un fischio, ma uno zufolío sordo, piuttosto; a fior di labbra, sempre con la medesima cadenza. A un certo punto, la moglie si destò: - Ah! ci siamo? Che t'è accaduto? - Niente. Dormi. Buona notte. Si tirò giú, voltò le spalle alla moglie e si raggricchiò anche lui da fianco, per dormire. Ma che dormire! - Fififí... fififí... fififí... La moglie allora gli allungò un braccio sulla schiena, a pugno chiuso. - Ohé, la smetti? Bada che mi svegli i piccini! - Hai ragione. Sta' zitta! M'addormento.

Il tabernacolo. Una novella di Luigi Pirandello


Sospese da oggi le udienze a tutti i personaggi, uomini e donne, d'ogni ceto, d'ogni età, d'ogni professione, che hanno fatto domanda e presentato titoli per essere ammessi in qualche romanzo o novella. N.B. Domande e titoli sono a disposizione di quei signori personaggi che, non vergognandosi d'esporre in un momento come questo la miseria dei loro casi particolari, vorranno rivolgersi ad altri scrittori, se pure ne troveranno. Mi toccò la mattina appresso di sostenere un'aspra discussione con uno dei piú petulanti, che da circa un anno mi s'era attaccato alle costole per persuadermi a trarre da lui e dalle sue avventure argomento per un romanzo che sarebbe riuscito - a suo credere - un capolavoro. [...]

Colloqui coi personaggi. Una novella di Luigi Pirandello



I Florindi e i Lindori, dalle teste di creta dipinte di fresco, appesi in fila ad asciugare su uno dei cinque cordini di ferro tesi da una parete all'altra nella penombra della stanzaccia, che aveva sí due finestroni, ma piú con impannate che con vetri, chiamavano la moglie del fabbricante di burattini, la quale si era appisolata con l'ago sospeso in una mano che pian pianino le si abbassava in grembo, davanti a un gran canestro tutto pieno di berrettini, di brachette, di giubboncini variopinti. - Padrona bella! E l'appisolata si scoteva di soprassalto; si stropicciava gli occhi; si rimetteva a cucire. Uno - due - tre punti e, a poco a poco, di nuovo, ecco le palpebre socchiudersi e il capo pian pianino reclinarsi sul seno, come se volesse, un po' tardi veramente e con molto languore, dir di sí ai Florindi e ai Lindori: un sí che voleva dir no, perché le parrucchine, dormendo, non le faceva davvero quella buona signora Fana.

La paura del sonno. Una novella di Luigi Pirandello


Di solito il professor Gori aveva molta pazienza con la vecchia domestica, che lo serviva da circa vent'anni. Quel giorno però, per la prima volta in vita sua, gli toccava d'indossar la marsina, ed era fuori della grazia di Dio. Già il solo pensiero, che una cosa di cosí poco conto potesse mettere in orgasmo un animo come il suo, alieno da tutte le frivolezze e oppresso da tante gravi cure intellettuali, bastava a irritarlo. L'irritazione poi gli cresceva, considerando che con questo suo animo, potesse prestarsi a indossar quell'abito prescritto da una sciocca consuetudine per certe rappresentazioni di gala con cui la vita s'illude d'offrire a se stessa una festa o un divertimento.

Marsina stretta. Una novella di Luigi Pirandello



Trafelati, ansanti, per far piú presto, quando furono sotto il borgo, - sú, di qua, coraggio! - s'arrampicarono per la scabra ripa cretosa, ajutandosi anche con le mani - forza! forza! - poiché gli scarponi imbullettati - Dio sacrato! - scivolavano. Appena s'affacciarono paonazzi sulla ripa, le donne, affollate e vocianti intorno alla fontanella all'uscita del paese, si voltarono tutte a guardare. O non erano i fratelli Tortorici, quei due là? Sí, Neli e Saro Tortorici. Oh poveretti! E perché correvano cosí? Neli, il minore dei fratelli, non potendone piú, si fermò un momento per tirar fiato e rispondere a quelle donne; ma Saro se lo trascinò via, per un braccio. - Giurlannu Zarú, nostro cugino! - disse allora Neli, voltandosi, e alzò una mano in atto di benedire.

La mosca. Una novella di Luigi Pirandello


Fu una sera, di domenica, al ritorno da una lunga passeggiata. Tullio Buti aveva preso in affitto quella camera da circa due mesi. La padrona di casa, signora Nini, buona vecchietta all'antica, e la figliuola zitella, ormai appassita, non lo vedevano mai. Usciva ogni mattina per tempo e rincasava a sera inoltrata. Sapevano ch'era impiegato a un Ministero; ch'era anche avvocato; nient'altro. La cameretta, piuttosto angusta, ammobiliata modestamente, non serbava traccia della abitazione di lui. Pareva che di proposito, con studio, egli volesse restarvi estraneo, come in una stanza d'albergo. Aveva, sì, disposto la biancheria nel cassettone, appeso qualche abito nell'armadio; ma poi, alle pareti, sugli altri mobili, nulla: né un astuccio, né un libro, né un ritratto; mai sul tavolino qualche busta lacerata; mai su qualche seggiola un capo di biancheria lasciato, un colletto, una cravatta, a dar segno ch'egli lí si considerava in casa sua.

Il lume dell’altra casa. Una novella di Luigi Pirandello



[...] Il corpo d'una vecchia grassa, che mi voltava le spalle, presso il paraventino, specialmente il suo sedere enorme, e la sua gonna rigonfia, tutta a fitte piegoline e a quadretti rossi e neri, m'ingombrava, mi pesava come un incubo intollerabile. Non mi pareva l'ora che tutti se n'andassero. Tra le pàlpebre socchiuse mi parve d'intravedere la figura alta d'un prete; non ci feci caso. Forse ricaddi, anzi certamente ricaddi per lungo tempo nel letargo. I quadretti rossi e neri di quella gonna mi tesero come una rete, una grata di prigione con sbarre di fuoco e sbarre d'ombra, e quelle di fuoco mi bruciavano gli occhi. Quando li riaprii, attorno al letto di quel malato non c'era piú nessuno. Cercai la sua mano. Attorno all'anulare, un cerchietto d'oro: una fede. Ah, ecco, sposino. Le nozze! Quella gente era venuta per farlo sposare. [...]

La mano del malato povero, una novella di Luigi Pirandello


- Le donne, - dice Marco Leccio, - non bisogna mai lasciarle in ozio. Ho fatto fare figli a mia moglie fino a 47 anni. Giacomino, il mio ultimo, ha un anno meno del primo figlio di mia figlia Bezzecca. Ho voluto ancora, da nonno, esser padre, e che mia moglie fosse ancora madre, da nonna. Non dice quante pene e quali stenti gli sia costato il mantenerli, l'educarli, con quel suo animo pronto sempre a sottomettersi al giogo delle piú aspre e dure necessità, sí, ma sempre ribelle. [...]

Frammento di cronaca di Marco Leccio e della sua guerra ...



Cesarino Brei, pallido, timido, sedette; e il professore seguitò a guardarlo per un pezzo, contrariato, se non proprio stizzito. Quel ragazzo, della cui diligenza e buona volontà nello studio s'era tanto lodato ne' due primi anni di liceo, ora - cioè da quando aveva indossato l'uniforme di convittore del Collegio Nazionale, - pure stando attento attentissimo alle lezioni da quel bravo alunno che era, eccolo là: neanche le vere ragioni per cui Napoleone Bonaparte era stato sconfitto a Waterloo sapeva piú penetrare! Che gli era accaduto? Non se ne sapeva render conto nemmeno lo stesso Cesarino. Stava ore e ore a studiare, o per dir meglio, coi libri aperti sotto le grosse lenti da miope; ma non poteva piú fermare l'attenzione su di essi, sorpreso e frastornato da pensieri nuovi e confusi. E questo, non soltanto dacché era entrato in collegio, come i professori credevano, ma da qualche tempo prima. Anzi Cesarino avrebbe potuto dire che a causa di questi pensieri appunto e di certe strane impressioni s'era lasciato indurre dalla madre a entrare in collegio. [...]

In silenzio, una novella di Luigi Pirandello


Corrado Tranzi, fino a ventiquattr'anni disprezzatore implacabile di tutte le donne, implacabile derisore di tutti gli uomini che se n'innamoravano, appena presa la laurea di dottore in medicina, chiamato per un caso d'urgenza mentre di buon mattino stava a concertare una partita di caccia nella farmacia d'un amico - (il bel cielo? il tepore della primavera imminente? qualche sogno della notte?) - s'innamorò anche lui tutt'a un tratto, proprio in quella sua prima visita di medico. [...]

Superior Stabat Lupus, una novella di Luigi Pirandello



Prima di tutto chiedo licenza di premettere che ora sono savio. Oh, per questo, anche povero. Anche calvo. Quand'ero ancora io, voglio dire, il riverito signor Fausto Bandini, ricco, e in capo avevo tutti i miei bellissimi capelli, è però provato provatissimo ch'ero matto. E un po' piú magro, s'intende. Ma pur con questi occhi che mi sono rimasti da allora spauriti, nella faccia cosí tutta scritta dagli atteggiamenti che prendeva per le croniche pietà da cui ero afflitto. Per distrazione, ogni tanto, ci ricasco. Ma sono lampi che Marta, saggia moglie, spegne subito in me con certe sue terribili paroline. Per esempio, l'altra sera. [...]

Quand’ero matto, una novella di Luigi Pirandello