pastore


Su, in alto, sullo sfondo azzurrino delle montagne, sotto il cielo fresco di una dolcezza profonda, la nostra casa verde dominava il villaggio: col suo tetto aguzzo su l'elegante cornicione bianco, le finestre gotiche al secondo piano e il verone che la circondava tutta al primo. Esile, alta, la tinta verde smaltata dal sole, pareva una casetta cinese di porcellana, così fresca e allegra che ancora, nonostante il triste caso che vi racconterò e che mi costrinse ad allontanarmene per sempre, il suo ricordo mette una nota gaia nelle memorie della mia fanciullezza.

Romanzo minimo. Un racconto di Grazia Deledda.


- La neve non può tardare, - annunziò la giovane serva, guardando il cielo bianco, - prenditi almeno un ombrello, Maureddu. - Un ombrello? Il giovane padrone si mise a ridere. Portar l'ombrello era per lui un segno di debolezza, quasi di vigliaccheria. - Vedrai che nevicherà; perché parti con questo tempo?. - riprese la ragazza, con voce ardente e lamentosa. - Io non potrò dormire... Maureddu rise ancora. Per lui tutto era oggetto di riso, ma d'un riso quasi infantile, che non offendeva nessuno. - Tu non potrai dormire? Allora, scendi in cucina, allora - disse, mentre finiva di sellare il cavallo. Anch'ella rise un po', melanconica e voluttuosa. [...]

Freddo. Un racconto di Grazia Deledda


Questa che parrà una storiella da focolare (così noi chiamiamo le fiabe), è invece una storia vera, accaduta in un villaggio della Baronia di Sardegna. Quando avrò detto che ai tempi di Tolomeo questo villaggio, - ora fra i più miseri del Nuorese, - era fra le città più opulente delle colonie romane, forse ne saprete qualche cosa. Quando aggiungerò che il nostro governo ha già messo all'asta quasi tutte le case e i terreni di questo villaggio, per l'imposta che i miseri abitanti non riescono a pagare, voi che nei giornali avete letto la strepitante notizia di un comune sardo messo all'asta, ne saprete quanto me. Questo accade però: si fa l'asta; vengono espulsi gli abitanti coi loro stracci, che restano più o meno sulla via. Nessuno si presenta all'asta e tanto meno alla subasta; cosicché gli stabili vengono aggiudicati al demanio. [...]

Zia Jacobba. Una novella di Grazia Deledda



Dio volendo, dopo una lunga siccità invernale che pietrificava la terra e le piante, era tornata una classica notte di vento, di pioggia potente, di lampi e di tuoni. La casa tremava tutta, ma pareva per gioia, per accompagnare lo sfregamento di mani del proprietario, per rispondere al fremito dei campi che si ubbriacavano di acqua. - Finalmente, eh, Mariù. Che, già dormi, con questa musica?

Battesimi. Un racconto di Grazia Deledda


Vivevano in fondo al villaggio, uno dei più forti e pittoreschi villaggi delle montagne del Logudoro, anzi la loro casetta nera e piccina era proprio l'ultima, e guardava giù per le chine, coperte di ginestre e di lentischi a grandi macchie. Filando ritta sulla porta, Saveria vedeva il mare in lontananza, nell'estremo orizzonte, confuso col cielo di platino in estate, nebbioso in inverno: cucendo presso la finestra scorgeva una immensità di vallate stendentisi ai piedi delle sue montagne, e sentiva il caldo profumo delle messi d'oro ondeggianti al sole, e il sussulto del torrente che scorreva fra le roccie e i roveti montani.

Il mago, un racconto di Grazia Deledda


Zio Salvatore, il nostro vecchio fattore, cominciò: - Figlioli miei, io non sono stato sempre agricoltore: ero nato per diventare qualcosa di grande, prete almeno, ma i casi e l'estrema povertà della mia buona mamma, non lo permisero. Tuttavia durante la mia fanciullezza feci il sagrestano nella nostra chiesetta di San Giuliano, e solo allorché, smessa ogni vocazione religiosa, pensai di ammogliarmi, mi scossi via il profumo d'incenso e di cera che esalava dalle mie vesti, e, vestitemi le ghette mi posi a lavorare la terra.

Ancora magie, un racconto di Grazia Deledda



Il Natale del consigliere è il racconto più romantico tra quelli dedicati al Natale, quello in cui un uomo che ha fatto fortuna torna sull’isola e più si avvicina più si rende conto della sua solitudine, che lo riporterà a cercare una sua vecchia amata, ora vedova e piena di figli, per investire sul suo futuro e sul proprio.

Il Natale del consigliere, un racconto di Grazia Deledda


– Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere la porta col paletto e la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi. Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite. – Che c’è, che c’è? – C’è che comincia a nevicare e ne avremo per tutta la notte e per parecchi giorni ancora: il cielo sembra il petto di un colombo.

Comincia a nevicare, un racconto di Grazia Deledda


Caratterizzato da una grande tenerezza, racconta di due povere famiglie, vicine, che vivono entrambe un Natale diverso dal solito. La prima è in attesa del ricco fidanzato della figlia, la seconda avvolge la propria attesa nel mistero e sarà un bambino a scoprire qual è il regalo che tutti aspettano con trepidazione.

Il dono di Natale, un racconto di Grazia Deledda



Il vecchio Moisè racconta la storia di un giovane pastorello e delle notti di Natale trascorse in una grotta a vegliare il gregge, mentre la sua famiglia festeggia al caldo. Il furto di un maialino e una gran paura si trasformeranno nell’aneddoto divertente che racconterà molti anni dopo.

Il vecchio Moisè e quella notte di Natale, un racconto ...


Il gobbino entrava in tutte le case del paese e, volendo, avrebbe potuto sapere i più segreti affari delle famiglie che le abitavano. Ma non voleva: era onesto fino alla manìa, e per questo gli avevano dato il posto di portalettere, anche per le raccomandate e le assicurate, con uso di bicicletta quando si trattava di distribuire espressi e telegrammi, o di andare lontano. In bicicletta dunque andava tutti i giorni a portare Il Sole alla fattoria Busoni, e pedalando sull'argine come sulla lama di un coltello, con la gobba che pareva una terza ruota del veicolo, cantava e fischiava allegro come un fringuello. Quel giorno però si sentiva insolitamente preoccupato; di tanto in tanto fermava la macchina come volesse scendere, e guardava una lettera che premeva forte col pollice sui giornali tenuti con la mano sinistra. Era una lettera sopraffina, con la busta orlata d'oro, indirizzata alla signorina Rachele Busoni, figlia unica del ricco fattore: una lettera, infine, che odorava di dichiarazione d'amore come odora il bocciolo della rosa sebbene ancora sigillato. [...]

Il bacio del Gobbino. Una novella di Grazia Deledda messa ...


Vivevano una volta ad Orune, fierissimo villaggio sardo posto su un'alta montagna, e famoso per le sue inimicizie, due amici, uno povero e l'altro benestante. Il povero si chiamava Martinu Selix, soprannominato “Archibusata”, forse perché usava moltissimo questa parola come intercalare. Del resto non pareva d'istinti feroci, e l'archibugio egli non poteva usarlo, perché era tanto povero da non potersene procurare uno col relativo porto d'arma. Faceva il contadino, seminava molto grano, era giovine, forte, di colorito acceso, con nerissimi occhi torvi e sospettosi.

L’assassino degli alberi. Una novella di Grazia Deledda messa in ...



[...] C'era dunque un pastore di Oliena, molto devoto e pio e perciò malvisto dal demonio che, riuscitegli vane tutte le tentazioni per condurlo al male, si vendicò di lui in questo modo. Nei giorni un po' tranquilli il pastore, affidata la greggia ad un suo compagno, si recava alla caccia del cervo e del muflone su per i monti. Un bel giorno d'inverno, mentre cacciava, vide un magnifico cervo poco distante da lui: lo sparò, e lo ferì leggermente, ma non poté pigliarlo. E si mise ad inseguirlo. Il cervo balzava di rupe in rupe, velocissimo; [...]

La leggenda del diavolo cervo. Di Grazia Deledda


[...] Sentì dunque il lieve fruscìo che il muflone destava intorno alla casa. Sulle prime si spaventò, credendo fossero i ladri; poi pensò che forse il fidanzato era morto e il suo spirito, ritornato nei luoghi della loro felicità, la cercasse. Allora si alzò e aprì la finestra. La notte era fredda, ma serena e senza neve. La luna illuminava la china del monte, che scendeva fino alla casa: e in quel chiarore la ragazza vide il muflone, che frugava qua e là in cerca di cibo: era una graziosa bestia, col pelo color rame lucidato dal freddo, gli occhi grandi e dolci, scintillanti alla luna. La fanciulla pensò: “è certamente il suo spirito, che ha preso questa forma e viene a salutarmi prima di andarsene all'altro mondo.” [...]

Il muflone, un racconto tratto dal romanzo Cosima, di Grazia ...


[...] Anche Sarra Fioreddu sognava la festa, le danze, i mercanti di stoffe colorate e di gioielli falsi, ma non osava neppure esprimere il suo desiderio. In casa sua la maltrattavano perché non voleva sposare un pastore che possedeva cento pecore, cavalli, terre, e un cane famoso in tutti i paesi vicini. — Cosa me ne faccio delle sue pecore e del suo cane, che possa mangiar le viscere del suo padrone! — diceva Sarra. — Mattia sembra egli stesso un cane peloso, col suo naso grosso e gli occhi rossi. Eppoi egli ha venti anni più di me, è grasso e basso. Io non lo voglio, mi fa schifo; meglio morire. [...]

Sarra. Un racconto di Grazia Deledda messo in voce da ...



Albeggia. Sul cielo azzurro cinereo d'una dolcezza triste e profonda, curvato sull'immenso paesaggio silenzioso, passano sfiorando larghi meandri di un rosa pallidissimo, via via sfumanti nell'orizzonte ancora oscuro. Grandi vallate basse, ondeggianti, uniformi, s'inseguono sin dove arriva lo sguardo, chiazzate d'ombra, selvaggie e deserte. Non un casolare, un albero, una greggia, una via.

Macchiette. Di Grazia Deledda.