orrore


[...] Devo essere onesto con lui però, e dire che, comunque, quando finalmente si adattò a quel nuovo trasferimento, si rese conto che non esisteva là nessun quotidiano e, conseguentemente, nessun redattore esisteva in quell'area specifica di quella nazione. Quando creò “La teiera” dunque, sapeva di non poter contare su altri se non su se stesso. Sono quasi certo che non avrebbe mai sognato di prendere la residenza ad Alessandro-Magnopoli se avesse saputo che – ad Alessandromagnopoli – viveva un uomo chiamato John Smith (se ricordo bene), che per molti anni fece i soldoni con la pubblicazione della “Gazzetta di Alessandromagnopoli”. [...]

i-X-ando un Paragrapo. Un racconto di Edgar Allan Poe. Traduzione ...


[...] Grazie alla musica e ai libri, avremmo passato un bel periodo, se non fosse stato per la consapevolezza del terrore che stava colpendo la città, e che ci raggiungeva ogni giorno. Non passava giorno che non ci portasse notizie del decesso di qualche conoscente. E come le morti aumentavano, ci abituavamo all'idea di avere quotidianamente la perdita di un amico. Dopo un po' iniziammo a tremare all'arrivo di qualsiasi messaggero. Il vento che proveniva da mezzogiorno ci pareva che avesse un olezzo di morte. Quel pensiero paralizzante prendeva interamente possesso della mia anima. Non potevo neanche parlare, né sognare, né altro. [...]

La Sfinge. Un racconto di Edgar Allan Poe. Traduzione di ...



[...] «Le acque del fiume hanno un colore malaticcio, simile al color pallido dello zafferano: ed esse non scorrono verso il mare, ma vanno in sempiterno versò l'occhio infuocato del sole tumultuoso. Per miglia e miglia si estende, su entrambi i lati del letto melmoso del fiume, un pallido deserto di gigantesche ninfee. Esse sospirano, l'una verso l'altra, in quella solitudine, e protendono verso il cielo i loro lunghi colli spettrali, tentennando le teste che sanno di immortalità. E mormorano indistintamente tra loro, come vi fosse acqua di sotterranea meraviglia. [...]

Il Silenzio, ovvero, una favola. Di Edgar Allan Poe


[...] Quando, al mattino, ritornò la ragione, provai un sentimento di orrore, di rimorso per ciò ce avevo fatto; ma era tutt'al più un sentimento debole ed equivoco, e l'anima non ne fu toccata. Di nuovo mi diedi agli stravizi, e ben presto affogai nel vino ogni ricordo del mio atto. Nel frattempo, il gatto lentamente guarì. L'orbita dell'occhio perduto era, è vero, spaventosa a vedersi, ma pareva che non ne soffrisse più. Girava per la casa come al solito ma, ovviamente, fuggiva terrorizzato ogni volta che mi avvicinavo. Rimanevo afflitto di fronte a quella ripugnanza, soprattutto da parte di una creatura che una volta mi aveva tanto amato. Ma a questo sentimento subentrò ben presto l’indignazione mia, potrei dire irritazione. E poi, a mia definitiva e irrevocabile rovina, sopraggiunse la PERVERSITÀ. [...]

Il gatto nero. Un racconto di Edgar Allan Poe



[...] E allora - allora, quando, meditando su pagine proibite, sentivo accendersi dentro di me uno spirito proibito, Morella posava la sua gelida mano sulla mia, e dalle ceneri di una filosofia morta riesumava sommesse, parole singolari, il cui strano significato si stampava a fuoco nella mia memoria. E allora, ora dopo ora, indugiavo al suo fianco, intento alla musica della sua voce, sinché alla fine la sua melodia non si incrinava di terrore e un'ombra mi cadeva sull'anima, ed io impallidivo, rabbrividendo dentro di me a quei toni ultraterreni. E così, all'improvviso, la gioia si estingueva nell'orrore, e ciò che era più bello diveniva il più laido. [...]

Morella. Un racconto di Edgar Allan Poe


La storia è raccontata da un'anima passata nell'Inferno da molti secoli. Si tratta del greco Oinos (che vuol dire "Vino") il quale assieme a sette amici si trova una sera in una casa della città libica Tolemaide. Gli ospiti stanno banchettando allegramente, recitando alcuni versi del poeta Anacreonte e bevendo coppe e calici di vino quando Oinos comincia a sentire un'oscura presenza e forti brividi gli percorrono la schiena. Infatti trova tutto molto strano in quell'ambiente compresa una colossale porta di bronzo. Ad un tratto Oinos si riprende dallo stordimento e si rende conto che sta banchettando alla presenza di un cadavere ucciso dalla peste disteso sulla tavola ellittica...

Ombra. Un racconto di Edgar Allan Poe