mitologia


Antigone, Figlia di Edipo e Giocasta, ha due fratelli, Eteocle e Polinice. Edipo è morto e i due fratelli si accordano per dividersi a turno il trono, ma Eteocle non rispetta i patti. Polinice, fugge in esilio e muove guerra alla sua città. Nel duello finale Eteocle e Polinice muoiono per mano reciproca. Il potere è assunto da Creonte, fratello di Giocasta. E qui comincia l'opera di Sofocle. Creonte considera Polinice un traditore e ordina, nel pieno rispetto delle leggi dello stato, che il suo cadavere rimanga insepolto. Ma Antigone, appellandosi alla legge degli dei, che impongono pietà e la sepoltura dei parenti defunti, disobbedisce. Esce dalle mura, si avvicina al cadavere del fratello Polinice e lo cosparge con un pugno di terra dandogli simbolicamente sepoltura. La ragazza viene arrestata e portata alla presenza del re, dinanzi al quale rivendica la legittimità sacra del suo gesto. Creonte, adirato, ordina che Antigone sia sepolta viva in una grotta fuori città.

Processo ad Antigone. Dalla tragedia di Sofocle.


Mio Nicia, per l’amore mai fu scoperto un farmaco, né polvere, né unguento... se non, credo, le Pièridi. Rimedio dolce, lieve: si trova tra gli umani, ma averlo, non è facile. Tu lo conosci, certo, che sei un esperto medico, e t’amano oltretutto le Muse, tutte e nove. Così pure il Ciclope, il nostro conterraneo, l’antico Polifemo, si addolciva la vita, quando – la prima barba sulle gote e sul mento appena gli fioriva – amava Galatea. E non era un amore da pomi, o rose, o riccioli, ma una vera follia, e tutto quanto il resto considerava inutile. Dalla fresca pastura, al chiuso, sole spesso tornavano le agnelle, mentre lui, sulla spiaggia tutta coperta d’alghe se ne stava, cantandola, celando sotto il cuore un’odiosa ferita, la freccia che Afrodite gli confisse nel fegato. Il farmaco trovò. Seduto sulla roccia, guardando verso il mare, tali cose cantava: [...]

Il Ciclope innamorato, di Teocrito – Quando la donna è ...




Un tacito stupore a lei pervase l’animo. Dall’altissima sala quello uscì, sghignazzando, corse via, mentre il dardo conficcato nel cuore della fanciulla ardeva, simile ad una fiamma. Balenava lo sguardo, rivolto sempre a Giàsone, dal petto, per l’affanno, le fuggivano i sensi e la ragione. Immemore di ogni altro pensiero, nel dolore dolcissimo si struggeva nell’animo.

L’inganno di Afrodite-Heros, dalle Argonatiche di Apollonio Rodio – Quando ...


[...] La dea dagli occhi grandi, la veneranda Era s’interrogava allora: come avrebbe potuto stornar dalla battaglia l’attenzione di Zeus? Questa a lei parve infine la miglior decisione: raggiungerlo sull’Ida, tutta bene abbigliata, per vedere se mai lo invogliasse a giacere al suo fianco in amore; e a lui un sonno tranquillo, mite, si riversasse nel saldo petto e gli occhi. [...]

L’inganno di Era, Iliade – Omero – Quando la donna ...


[...] Cosa proverà l’anima, quando potrà fissare la Bellezza pura e semplice, libera dall’imperfezione umana? Credi forse che possa essere ancora vuota la vita di un uomo che abbia fissato sulla Bellezza il suo sguardo, ed abbia vissuto in unione con lei? Non pensi che solo allora, quando l’avrà vista con gli occhi dello spirito, quest’uomo potrà esprimere il meglio di sé? Allora, non genererà solo immagini della perfezione, sarà a contatto direttamente con la Verità; e chi, se non lui, che produce e nutre la perfezione, potrà essere amato dagli dei, e diventare immortale?” [...]

E ragionar d’amore, rileggendo Il Simposio di Platone