mitologia


[...] Cosa proverà l’anima, quando potrà fissare la Bellezza pura e semplice, libera dall’imperfezione umana? Credi forse che possa essere ancora vuota la vita di un uomo che abbia fissato sulla Bellezza il suo sguardo, ed abbia vissuto in unione con lei? Non pensi che solo allora, quando l’avrà vista con gli occhi dello spirito, quest’uomo potrà esprimere il meglio di sé? Allora, non genererà solo immagini della perfezione, sarà a contatto direttamente con la Verità; e chi, se non lui, che produce e nutre la perfezione, potrà essere amato dagli dei, e diventare immortale?” [...]

E ragionar d’amore, rileggendo Il Simposio di Platone


Mio Nicia, per l’amore mai fu scoperto un farmaco, né polvere, né unguento... se non, credo, le Pièridi. Rimedio dolce, lieve: si trova tra gli umani, ma averlo, non è facile. Tu lo conosci, certo, che sei un esperto medico, e t’amano oltretutto le Muse, tutte e nove. Così pure il Ciclope, il nostro conterraneo, l’antico Polifemo, si addolciva la vita, quando – la prima barba sulle gote e sul mento appena gli fioriva – amava Galatea. E non era un amore da pomi, o rose, o riccioli, ma una vera follia, e tutto quanto il resto considerava inutile. Dalla fresca pastura, al chiuso, sole spesso tornavano le agnelle, mentre lui, sulla spiaggia tutta coperta d’alghe se ne stava, cantandola, celando sotto il cuore un’odiosa ferita, la freccia che Afrodite gli confisse nel fegato. Il farmaco trovò. Seduto sulla roccia, guardando verso il mare, tali cose cantava: [...]

Il Ciclope innamorato, di Teocrito