malattia


[…] La gioia azzurra, l'illusione vestita d'iride, il peccato, forse, ma coperto di porpora e d'oro come un principe d'Oriente, mi accompagnavano, in quel tempo lontano; e i lecci non erano sinistri e torvi: felici, anzi, come antenati in mezzo alla numerosa famiglia, e superbi come capitani in mezzo all'esercito vittorioso, non si degnavano di por mente alle comitive dei piccoli uomini che violavano col loro passaggio la quiete panica del luogo. Adesso tutto è ombra: e il luminoso mistero della vita si è mutato in quello tenebroso della morte. D'un tratto però la strada svolta, sale, va verso l'occidente; e d'improvviso uno sfondo migliore rischiara il triste andare: è uno sfondo agitato anch'esso; un cielo quasi verde, ferito di nuvole vermiglie, dolorante, ma in lotta contro le tenebre: un cielo di dolore e di speranza. […]

La chiesa nuova. Un racconto di Grazia Deledda


Abbiamo incontrato a Pula Alessandro Cappato. Parole di un guerriero ridente, vero, leggero come un Titano e forte come le nuvole di maggio. Un cavaliere che condivide nel proprio corpo una maledetta compagna (sclerosi multipla). Un male infido, doloroso, sempre in agguato, al quale non è mai stato concesso l’alibi d’essere padrone feroce della sua vita. Dopo i primi tormenti e le prime angosce ha indossato l’armatura della naturalezza del male, sì che attraverso i vicoli nascosti del dolore lo tiene imbrigliato. “E accaduto a me, e così doveva andare. Per sconfiggere la malattia bisogna accoglierla come un ospite di riguardo, mai darle il tempo di dominare il tuo sguardo, la tua paura. “Dividi e moltiplica, ama, totalmente, ama e avrai più di quello che hai dato, perché non rimane indietro nessuno con l’amore. Gli déi non avrebbero certo lodato Alessandro, gli déi non sopportano chi riesce a dominare la speranza, ma al guerriero ben nulla gli frega degli déi, d’altronde siamo stati noi ad inventarli, no? Grazie Ale.

Alessandro Cappato. Le parole maestre di un guerriero ridente, che ...



La novella è inserita in un contesto militare. A Milano si ritrovano insieme tre ragazzi della stessa camerata: Malerba, un giovane ragazzo del Sud Italia, completamente sradicato a Milano, il Luccehse, un toscano, e il Gallorino, settentrionale affascinato dalle armi e dalla guerra, molto colto. I tre camerati partono per la battaglia di Custoza dove incontrano Vittorio Emanuele; il Lucchese muore, e la battaglia è perduta. Ma i due ex camerati si incontrano, finita la leva, nel paese, di Malerba, in cui non vedeva l’ora di tornare. Durante questo discorso il colto Gallorini scontra la sua mentalità con quella ignorante e pratica di Malerba.

Camerati, una novella di Giovanni Verga


Parla di una ragazza, Màlia, paralitica, costretta dalla malattia a passare le sue giornate alla finestra per prendere un po’ di sole, dato che nell’appartamento in cui vive, dedicato ai servizi di portineria, il sole non arriva mai. E proprio per queste sue giornate alla finestra il vicinato la chiama il canarino del n. 15. Eppure è proprio lei, Màlia, a tenere unita la famiglia, fino a quando…

Il canarino del numero 15, una novella di Giovanni Verga