gaetano marino teatro


La mercantessa d'uova, zia Biròra Portale, viaggiava recando un cesto d'uova da Orotelli a Nuoro. Era una notte d'agosto, pura e luminosa come una perla. Sulla grande distesa della pianura di stoppia, la luna gettava una luce viva ed eguale; il cielo era azzurro quasi come di giorno, e solo ad oriente l'orizzonte appariva vaporoso, velando le montagne che sembravano nuvole sorgenti dal mare. Zia Biròra viaggiava di notte perché viaggiava a piedi, e viaggiava a piedi perché i guadagni del suo commercio erano tanto esigui da non permetterle di viaggiare a cavallo.

La leggenda di San Michele Arcangelo. Un racconto leggenda di ...


Poco distante dalla riva del mare un antico pastore pascolava le sue gregge. Era in un tempo lontanissimo, in una primavera quasi preistorica; ma il paesaggio era quale ancora si ammira adesso, una fresca pianura verde, chiusa da montagne quasi nere sul cielo d'un azzurro chiaro, e lambita dal mare; la capanna del pastore era eguale alle odierne capanne dei pastori sardi; e lo stesso era il pastore, vecchio ma ancora possente, coi lunghi capelli e la lunga barba gialla, gli occhi neri circondati di rughe, e vestito di rozzi pannilani e di pelli.

La leggenda della nascita delle leoneddas. Un racconto leggenda di ...



Questa leggenda risale all'ottavo o nono secolo. Dopo l'insurrezione dei sardi contro la dominazione bizantina, fuggiti i fiacchi Greci da Cagliari, l'isola si resse da sé per qualche tempo, governata dal famoso re Gialeto, ch'era già stato capo dei rivoluzionari. Ma venne tosto infestata dai Saraceni, che la sbranarono con ogni sorta di scorrerie, di espilazioni, di saccheggi e di rovine. Le coste dell'isola erano costantemente piene di pirati e di guerrieri saraceni, e i villaggi marittimi erano quelli che più certamente ne soffrivano. Gli abitanti di Dorgali, grosso villaggio nel circondario di Nuoro, vicino alla costa orientale, ma difeso da un'alta montagna calcarea, tenevano sempre un gruppo di uomini forti e valorosi sulla cresta del monte, in guardia contro tutti i movimenti dei saraceni accampati sulla sottostante costa. Era una specie di assedio.

La leggenda di Monte Bardia. Un racconto leggenda di Grazia ...


Nella catena di monti che circondano Nurri, e precisamente nel monte chiamato Pala Perdixi o Corongius, c'è una grotta naturale, assai ampia e interessante, dove i contadini e i pastori si rifugiano per riposarsi, e talvolta per passarvi la notte. Una volta tre fratelli, tre buoni abitanti del villaggio, stanchi di aver raccolto olive tutta la giornata entrarono, verso sera, per riposarsi in questa grotta. Mentre stavano ragionando tranquillamente fra loro di cose di campagna, e cenando con del pane e del magro companatico, videro entrare tre donne, che si fermarono dubbiose sull'ingresso, guardandoli con diffidenza.

La leggenda dei tre fratelli. Un racconto leggenda di Grazia ...



Oggi, miei piccoli amici, voglio raccontarvi una storia che vi commuoverà moltissimo, e che, se non vi commuoverà, non sarà certamente per colpa mia o delle cose che vi narro, ma perché avete il cuore di pietra. C'era dunque una volta, in un villaggio della Sardegna per il quale voi non siete passati e forse non passerete mai, un uomo cattivo, che non credeva in Dio e non dava mai elemosina ai poveri. Quest'uomo si chiamava don Juanne Perrez, perché d'origine spagnola, ed era brutto come il demonio. Abitava una casa immensa, ma nera e misteriosa, composta di cento e una stanza, e aveva con sé, per servirlo, una nipotina di quindici anni, chiamata Mariedda.

La leggenda della nostra Signora del buon consiglio. Un racconto ...


Radicatissima è ancora nel popolino sardo la credenza che la scomunica del papa o magari di un semplice sacerdote, apporti davvero maledizione su chi è lanciata e sulle sue generazioni. A tal proposito ho trovato fra le altre questa leggenda. In un villaggio del circondario di Nuoro c'era un ricco monastero i cui frati spadroneggiavano non solo sulle loro proprietà e sui loro sottoposti, ma in tutte le terre e gli abitanti vicini. Perciò erano sommamente malvisti, e già, segretamente, gli abitanti del villaggio avevano inviato molte suppliche al Santo Padre perché mettesse un freno alle angherie loro.

La leggenda della scomunica di Ollolai. Un racconto leggenda di ...



La leggenda di Madama Galdona Pare ci fosse a Sassari una ricca dama, molto pia e devota, chiamata madama Galdona, la quale, venuta a morire, testò un suo possedimento ai frati di non ricordo più qual ordine. Spossessati questi dei loro beni dal Governo, si dice, sparsero la scomunica sul podere. E infatti tutti coloro che l'acquistarono, uno dopo l'altro, subirono molte disgrazie. E la dama (prima possessora) ovvero il suo spirito, vaga di tanto in tanto fra gli alberi del podere borbottando maledizioni e scongiuri contro gli spogliatori dei suoi benamati e prediletti eredi.

La leggenda di madama Galdona. Un racconto leggenda di Grazia ...


La dolce e misteriosa leggenda narra che viveva anticamente, forse verso il mille, un giovine mastro di Sorres, artista, poeta gentile; il quale tornando nel suo paese dopo aver studiato oltremare, presso un pittore ed architetto famoso, rimarcò nel villaggio una finestra misteriosa «dove con molta grazia ed abbondanza crescevano le rose, e le campanule s'intrecciavano alle spirali delle colonnine», che non si apriva mai, e tra i cui fiori non appariva mai nessuna testa. Solo ogni mese un arazzo intessuto di astri, di figurine e di foglie d'alloro, sventolava leggero sul davanzale, ma invisibile era la mano che lo spargeva e lo ritirava.

La leggenda di San Pietro di Sorres. Un racconto leggenda ...



I santi, Nostra Signora e Gesù stesso in persona pigliano spesso viva partecipazione in molte leggende sarde. Non c'è Madonna che non abbia la sua storia, e quasi tutte le chiese, specialmente le chiesette di campagna, le piccole chiese brune perdute nelle pianure desolate o nei monti solitari, e che hanno l'impronta delle costruzioni pisane o andaluse, sono circondate da una tradizione semplice o leggendaria. Qui ne ricordo due. La prima è della chiesetta edificata in cima al monte Gonare, presso il villaggio di Orane, a 1120 metri sul livello del mare. Gonare è una delle montagne più caratteristiche della Sardegna, ed il suo picco azzurro, in forma di piramide, si scorge da moltissimi punti dell'isola.

La leggenda di Gonare. Un racconto leggenda di Grazia Deledda


Una notte dello scorso dicembre restai più di due ore ascoltando attentamente una donna di Orosei che mi narrava le leggende del castello di Galtellì. Il suo accento era così sincero e la sua convinzione così radicata che spesso io la fissavo con un indefinibile sussulto, chiedendomi se, per caso, queste bizzarre storie a base di soprannaturale, che corrono pei casolari del popolo, non hanno un fondamento, e qualcosa di vero. Il castello di Galtellì - la Civitas Galtellina, altre volte così fiorente e popolata, ora decaduta in miserabile villaggio - è interamente distrutto; restano solo i ruderi neri e desolati, dominanti il triste villaggio, muti e severi nel paesaggio misterioso.

La leggenda del castello di Galtellì. Un racconto Leggenda di ...



Interessanti sono le leggende intorno a Castel Doria; e specialmente quella dell'ultimo principe. Pare che questo misterioso maniero sia stato edificato dai Doria verso il 1102, quando cioè i Genovesi fortificarono tutti i loro possedimenti al nord dell'isola, e specialmente l'attuale Castel Sardo. Esiste tutt'ora un'alta torre a cinque angoli, di pietre rettangolari saldate l'un l'altra a cemento. Edificato su alte rocce poco distanti dalla riva del Coghinas, il castello godeva di un grande panorama, e verde ai suoi piedi si stendeva la pianura. La leggenda dice che un condotto sotterraneo conduceva dal castello alla chiesa di San Giovanni di Viddacuia, sita all'altra riva del Coghinas, e che questo sotterraneo i Doria lo avessero scavato semplicemente per recarsi alla messa nei giorni di festa.

La leggenda di Castel Doria. Un racconto leggenda di Grazia ...


Al finire del secolo XVII c'erano in Aggius - piccolo villaggio della Gallura - due ragazzi, figli di due famiglie nemiche, che, come accade sovente in Sardegna, ed anche altrove, facevano all'amore. Lei aveva tredici anni, egli quindici; ma benché così giovani sembravano, forti e belli entrambi, grandi di vent'anni, e si amavano perdutamente, con tutta la passione indomita degli abitanti della Gallura, bizzarra regione montuosa al nord dell'isola, che ha, nel paesaggio e nella natura dei nativi, molta rassomiglianza con la vicina Corsica.

La leggenda di Aggius. Un racconto leggenda di Grazia Deledda



[...] C'era dunque un pastore di Oliena, molto devoto e pio e perciò malvisto dal demonio che, riuscitegli vane tutte le tentazioni per condurlo al male, si vendicò di lui in questo modo. Nei giorni un po' tranquilli il pastore, affidata la greggia ad un suo compagno, si recava alla caccia del cervo e del muflone su per i monti. Un bel giorno d'inverno, mentre cacciava, vide un magnifico cervo poco distante da lui: lo sparò, e lo ferì leggermente, ma non poté pigliarlo. E si mise ad inseguirlo. Il cervo balzava di rupe in rupe, velocissimo; [...]

La leggenda del diavolo cervo. Un racconto leggenda di Grazia ...


[...] Sentì dunque il lieve fruscìo che il muflone destava intorno alla casa. Sulle prime si spaventò, credendo fossero i ladri; poi pensò che forse il fidanzato era morto e il suo spirito, ritornato nei luoghi della loro felicità, la cercasse. Allora si alzò e aprì la finestra. La notte era fredda, ma serena e senza neve. La luna illuminava la china del monte, che scendeva fino alla casa: e in quel chiarore la ragazza vide il muflone, che frugava qua e là in cerca di cibo: era una graziosa bestia, col pelo color rame lucidato dal freddo, gli occhi grandi e dolci, scintillanti alla luna. La fanciulla pensò: “è certamente il suo spirito, che ha preso questa forma e viene a salutarmi prima di andarsene all'altro mondo.” [...]

Il muflone, un racconto tratto dal romanzo Cosima, di Grazia ...



Figlio di un vassallo fedele al re di Bretagna, Guigemar è un cavaliere coraggioso e saggio. Un giorno, durante una battuta di caccia nel mezzo di un bosco, ferisce mortalmente una cerva bianca, ma il caso volle che la freccia ferisse, di rimando, sotto la coscia e gravemente pure lui. Prima di morire la cerva parla al Cavaliere e gli predice una possibilità di salvezza: la ferita potrà guarire solo da una donna che soffrirà per amore di lui, e lui soffrirà tanto per lei. Guigemar vaga per la foresta finché non troverà un fiume e una nave riccamente decorata, ma senza equipaggio.

La nave fantasma del Guigemar. Un Lai di Maria di ...


Un cavaliere, “divo” dei tornei, con un passato di idolo ambito del gentil sesso e di tombeur de femmes, si innamora alfine di vero amore per una dama, sposata, che in pratica egli neppure conosce. Da lei si reca per corteggiarla e richiederla d'amore. Ma parlare di vero amore non è così semplice come quando si tenta un'effimera avventura galante: la dama non gli crede, le parole da sole non bastano. Sarà un gesto arguto e gentile del cavaliere, ormai quasi rassegnato, a risolvere la situazione e a ottenere l'amore della dama.

L’ombra della verità. Lai de l’Ombre di Jean Renart. Intrighi, ...



L’Iliade racconta di un evento reale, la guerra di Troia, che si concluderà con la distruzione della città per opera di una confederazione di popoli greci, forse l’ultima grande impresa prima della fine dei regni micenei, databile intorno al 1100 a.C. Sicuramente, in quegli anni non esistevano un alfabeto o dei materiali scrittori adeguati per registrare un testo poetico così lungo e complesso: per molto tempo, perciò, i fatti che diventeranno il nucleo del poema – tra i quali dovette avere un posto importante l’episodio cruciale dello scontro tra i ‘campioni’ dei due eserciti nemici, Achille ed Ettore – vennero raccontati e tramandati oralmente. Nel corso di questo processo di elaborazione, durato almeno tre secoli, si deve collocare l’attività di quel grande aedo di nome Omero che fu, secondo gli antichi, l’autore dei due grandi poemi.

Achille vs Ettore, il duello. Dal libro 22° dell’Iliade di ...


La storia ricorda molti tribunali messi in piedi per impedire ad un cervello di pensare, o di insegnare a pensare. Nell’Atene del quattrocento avanti Cristo, quel tribunale decretò la condanna a morte di Socrate – garantendogli di fatto una fama immortale, e la capacità di trasmettere il suo insegnamento di generazione in generazione, fino ai nostri giorni.

Voi che sapete, difesa e condanna di Socrate. Dall’Apologia di ...



[...] Cosa proverà l’anima, quando potrà fissare la Bellezza pura e semplice, libera dall’imperfezione umana? Credi forse che possa essere ancora vuota la vita di un uomo che abbia fissato sulla Bellezza il suo sguardo, ed abbia vissuto in unione con lei? Non pensi che solo allora, quando l’avrà vista con gli occhi dello spirito, quest’uomo potrà esprimere il meglio di sé? Allora, non genererà solo immagini della perfezione, sarà a contatto direttamente con la Verità; e chi, se non lui, che produce e nutre la perfezione, potrà essere amato dagli dei, e diventare immortale?” [...]

E ragionar d’amore, rileggendo Il Simposio di Platone


[...] Il ragazzetto si mise a saltare per la gioia, spronando e frustando un cavallo immaginario: poi si avvicinò ancora al nonno seduto all'ombra d'una quercia, e gli si appoggiò sulla spalla. Basile, coi suoi occhi neri lucenti come more, i lunghi capelli rossicci e la giacca di pelle, pareva un piccolo San Giovanni: il nonno, che ancora conservava la barba rossiccia, e aveva gli occhi neri lucenti, vestiva di pelo come un vecchio eremita. Un lungo cane, sdraiato davanti alla capanna, vigilava il gregge; un corvo addomesticato correva di tanto in tanto a beccare le mosche che si posavano sul cane, una farfalla rossastra volava dalla capanna alla quercia. Il verde piano dormiva sotto il gran sole di maggio; dalle alte erbe sorgevano altissimi fiori gialli e violetti, che a Basilio, quando si sdraiava sull'erba, pareva toccassero il cielo. [...]

Il vecchio servo, una novella di Grazia Deledda




Scontro aperto fra sport e cultura, fra la gloria del fisico e quella della mente. Il duello vede Vanni Visco, intelletto sensibile destinato dalla famiglia ai campi di calcio, solo contro la massa di sportivi e tifosi. Per Vanni, osannato fuoriclasse suo malgrado, l'unica speranza di sopravvivenza è rapportarsi in modo ingegnoso al cinico mondo del calcio.  Visco il sensibile inventa soluzioni per sopportare la propria inadeguatezza. La medicina è proprio nella forza della sua mente, nella sua clandestina biblioteca mentale. Il ritmato bisbiglio di prediletti brani letterari è un'energia quasi fisica che lo protegge da un'esistenza di cui non si sente minimamente artefice, da bruciare sui campi di calcio e nel suo tormentato rapporto con le donne.

Ultima di campionato, un romanzo di Francesco Abate



[...] Il corpo d'una vecchia grassa, che mi voltava le spalle, presso il paraventino, specialmente il suo sedere enorme, e la sua gonna rigonfia, tutta a fitte piegoline e a quadretti rossi e neri, m'ingombrava, mi pesava come un incubo intollerabile. Non mi pareva l'ora che tutti se n'andassero. Tra le pàlpebre socchiuse mi parve d'intravedere la figura alta d'un prete; non ci feci caso. Forse ricaddi, anzi certamente ricaddi per lungo tempo nel letargo. I quadretti rossi e neri di quella gonna mi tesero come una rete, una grata di prigione con sbarre di fuoco e sbarre d'ombra, e quelle di fuoco mi bruciavano gli occhi. Quando li riaprii, attorno al letto di quel malato non c'era piú nessuno. Cercai la sua mano. Attorno all'anulare, un cerchietto d'oro: una fede. Ah, ecco, sposino. Le nozze! Quella gente era venuta per farlo sposare. [...]

La mano del malato povero, una novella di Luigi Pirandello


- Le donne, - dice Marco Leccio, - non bisogna mai lasciarle in ozio. Ho fatto fare figli a mia moglie fino a 47 anni. Giacomino, il mio ultimo, ha un anno meno del primo figlio di mia figlia Bezzecca. Ho voluto ancora, da nonno, esser padre, e che mia moglie fosse ancora madre, da nonna. Non dice quante pene e quali stenti gli sia costato il mantenerli, l'educarli, con quel suo animo pronto sempre a sottomettersi al giogo delle piú aspre e dure necessità, sí, ma sempre ribelle. [...]

Frammento di cronaca di Marco Leccio e della sua guerra ...



Cesarino Brei, pallido, timido, sedette; e il professore seguitò a guardarlo per un pezzo, contrariato, se non proprio stizzito. Quel ragazzo, della cui diligenza e buona volontà nello studio s'era tanto lodato ne' due primi anni di liceo, ora - cioè da quando aveva indossato l'uniforme di convittore del Collegio Nazionale, - pure stando attento attentissimo alle lezioni da quel bravo alunno che era, eccolo là: neanche le vere ragioni per cui Napoleone Bonaparte era stato sconfitto a Waterloo sapeva piú penetrare! Che gli era accaduto? Non se ne sapeva render conto nemmeno lo stesso Cesarino. Stava ore e ore a studiare, o per dir meglio, coi libri aperti sotto le grosse lenti da miope; ma non poteva piú fermare l'attenzione su di essi, sorpreso e frastornato da pensieri nuovi e confusi. E questo, non soltanto dacché era entrato in collegio, come i professori credevano, ma da qualche tempo prima. Anzi Cesarino avrebbe potuto dire che a causa di questi pensieri appunto e di certe strane impressioni s'era lasciato indurre dalla madre a entrare in collegio. [...]

In silenzio, una novella di Luigi Pirandello


Corrado Tranzi, fino a ventiquattr'anni disprezzatore implacabile di tutte le donne, implacabile derisore di tutti gli uomini che se n'innamoravano, appena presa la laurea di dottore in medicina, chiamato per un caso d'urgenza mentre di buon mattino stava a concertare una partita di caccia nella farmacia d'un amico - (il bel cielo? il tepore della primavera imminente? qualche sogno della notte?) - s'innamorò anche lui tutt'a un tratto, proprio in quella sua prima visita di medico. [...]

Superior Stabat Lupus, una novella di Luigi Pirandello



Prima di tutto chiedo licenza di premettere che ora sono savio. Oh, per questo, anche povero. Anche calvo. Quand'ero ancora io, voglio dire, il riverito signor Fausto Bandini, ricco, e in capo avevo tutti i miei bellissimi capelli, è però provato provatissimo ch'ero matto. E un po' piú magro, s'intende. Ma pur con questi occhi che mi sono rimasti da allora spauriti, nella faccia cosí tutta scritta dagli atteggiamenti che prendeva per le croniche pietà da cui ero afflitto. Per distrazione, ogni tanto, ci ricasco. Ma sono lampi che Marta, saggia moglie, spegne subito in me con certe sue terribili paroline. Per esempio, l'altra sera. [...]

Quand’ero matto, una novella di Luigi Pirandello


Chi era stato? Uno de' due, certamente. O forse un terzo, ignoto. Ma no: in coscienza, né l'uno, né l'altro de' due amici avevano alcun motivo di sospettarlo. Melina era buona, modesta; e poi, cosí disgustata dalla sua vita antica; a Roma non conosceva nessuno; viveva appartata e, se non proprio contenta, si dimostrava gratissima della condizione che le avevano fatta, richiamandola due anni fa, da Padova, dove, studenti allora d'università, l'avevano conosciuta. [...]

O di uno o di nessuno, una novella di Luigi ...



I pochi avventori del Romitorio, esiliati lassù in vetta al monte, da un pezzo sentivano la vociaccia di Natale il somararo, sú per l'erta faticosa sotto la macchia: - Sci... brrr! Sci... brrr! E nella calura asfissiante, nell'ozio opprimente, fra lo stridor lontano, continuo, delle cicale e gli zighi acuti dei grilli vicini, ansiosi di sapere se quello stortaccio conducesse lassù qualche nuovo compagno di sventura o un visitatore momentaneo, si affacciavano di tanto in tanto alle finestre dell'ex-convento, ridotto da alcuni anni ad albergo. Il convento, a dir vero, era rimasto tal quale, con le sue anguste cellette, fornite di un lettuccio cosí stretto che a mala pena ci si poteva rigirare, d'un rustico tavolino, d'un lavamano e di tre o quattro seggiole impagliate; tal quale, col suo refettorio, coi suoi lunghi e cupi corridoj rintronanti, con le grige scalette logore e la chiesuola accanto, ora sempre chiusa. [...]

Concorso per referendario al consiglio di stato, una novella di ...


Squallida stanza a terreno. Un lettuccio su cui giace rigido, ma non ancora composto nel consueto atteggiamento dei morti, il cadavere d'un vecchio, con la barba messa da malato e i globi degli occhi stravolti, quasi trasparenti sotto le pàlpebre esili come veli di cipolla. Le braccia fuori delle coperte e le mani giunte sul petto. Il letto ha la testata contro la parete, e un Crocefisso è appeso al capezzale. Accanto al letto è un tavolinetto da notte con qualche bicchiere di medicinale, una bottiglia e un candeliere di ferro. Nel mezzo, un usciolo semiaperto; e piú là, un antico canterano con l'impiallacciatura crepacchiata, con sú qualche rozza suppellettile. Inginocchiata alla sponda destra del letto e arrovesciata su esso con tutto il busto e la faccia e le braccia lungo distese, è la vecchia moglie del morto, vestita di nero, con un fazzoletto violaceo in testa. [...]

Sgombero, una novella di Luigi Pirandello



Berrette di Padova: belle berrette a lingua, di panno, a uso di quelle che si portano ancora in Sardegna, e che si portavano allora (cioè a dire nei primi cinquant'anni del secolo scorso) anche in Sicilia, non dalla gente di campagna che usava di quelle a calza di filo e con la nappina in punta, ma dai cittadini, anche mezzi signori; se è vera la storia che mi fu raccontata da un vecchio parente, il quale aveva conosciuto il berrettajo che le vendeva, zimbello di tutta Girgenti allora, perché dei tanti anni passati in quel commercio pare non avesse saputo ricavare altro guadagno che il nomignolo di Cirlinciò, che in Sicilia, per chi volesse saperlo, è il nome di un uccello sciocco. Si chiamava veramente don Marcuccio La Vela, e aveva bottega sulla strada maestra, prima della discesa di San Francesco. [...]

La berretta, una novella di Luigi Pirandello


Nel bujo fitto della sera invernale il trenino andava col passo di chi sa che tanto ormai non arriva piú a tempo. In verità la signora Lucietta Nespi, vedova Loffredi, per quanto annojata e stanca del lungo viaggio in quella sudicia vettura di seconda classe, non aveva alcuna fretta d'arrivare a Pèola. Pensava... pensava... Si sentiva trasportata da quel trenino, ma con l'anima era ancora nella lontana casa di Genova, abbandonata, le cui stanze, sgombre della bella mobilia ancor quasi nuova, miseramente svenduta, invece di sembrarle piú grandi, le erano sembrate piú piccole. Che tradimento! Aveva bisogno di vederle grandi, lei, molto grandi e belle, quelle stanze, nell'ultima visita d'addio, dopo lo sgombero, per poter dire un giorno, con orgoglio, nella miseria a cui discendeva: - Eh, la casa che avevo a Genova... [...]

La rosa, una novella di Luigi Pirandello



[...] Lí tappato nel suo studio, che nessuno lo vede, Berecche si sente voltare il cuore in petto al ricordo di ciò ch'egli intendeva per metodo tedesco. E tanto piú si sente sanguinare il cuore, perché ora sente, che per le soddisfazioni che gli dava quel metodo, sotto sotto, commetteva la vigliaccheria di non dare ascolto a una voce segreta della sua ragione contro alcune affermazioni tedesche: per esempio, che ai Romani mancasse il dono della poesia; e, la dimostrazione che poi fosse leggendaria tutta la prima storia di Roma. Ora, o l'una cosa o l'altra. Se leggendaria, cioè finta, quella storia, come negare il dono della poesia? O poesia o storia. Impossibile negare l'una e l'altra cosa. [...]

La guerra di Berecche, da Berecche e la guerra, una ...


[...] La violenza di linguaggio e il tirannico egoismo del padre faceva raccogliere le sei ragazze intorno alla madre. Mentre egli, abbandonandosi alle sue inclinazioni, concepiva la vita come un antico patriarca (si dice che, oltre a quelli legittimi, avesse qualcosa come trentacinque figli naturali), con patriarcale ignoranza della morale, non si accorgeva, come accade ai tiranni, che una vita diversa si organizzava intorno a lui, in seno alla sua famiglia, la quale si reggeva clandestinamente a matriarcato. Il regime patriarcale da lui imposto non era che apparenza. [...]

La cometa. Un racconto di Giuseppe Dessì



Padre David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe, nacque a Coderno, nella bassa friulana. Entrato giovanissimo nell’Ordine dei Servi di Maria, fu ordinato sacerdote nel 1940. Assegnato al convento di San Carlo al Corso a Milano, partecipò attivamente alla Resistenza, fu predicatore in Duomo e diede impulso a molte iniziative di carità e cultura. Uomo di grande sensibilità, combatté con sdegno le ingiustizie, rifiutando ogni compromesso con il potere. Per definirlo con pochi aggettivi, fu ribelle, impetuoso, drammatico, fedele. Ribelle, nel senso nobile del termine; impetuoso, nelle sue reazioni e atteggiamenti; drammatico, per le sue vicissitudini; fedele in tre sensi, a Dio, alla sua vocazione, alle sue origini.

Vieni signore, poesie di Padre David Maria Turoldo


[...] Quando, dopo un po’, mi piego sulle ginocchia, spossato, percepisco un piccolo movimento ai margini del fascio di luce. Peppino, intanto, si è perso nei suoi vaneggiamenti. Ha il braccio teso in avanti e continua a illuminare quel tratto di parete in basso. È grazie a lui, però, che quel movimento si anima sotto i miei occhi: somiglia a un rasoio elettrico dalle batterie mezzo scariche abbandonato sull’erba. Invece è solo un essere minuscolo ma esigente. Salta fuori all’improvviso e fa piroette a mezz’aria. Nel silenzio umorale della campagna si fa più rumoroso di una motosega: è proprio lei, la mosca. Forse non proprio quella di Peppino, anzi, direi che è più un moscone. La sua danza si avvolge nell’aria, cresce e diminuisce. Sembra divertita, e saetta come una dannata. E ronza. Ma mosca era e mosca rimane. [...]

Solo una mosca. Un racconto di Gianfranco Cambosu



In quell'umile cameretta di prete piena di luce e di pace, coi vecchi mattoni di Valenza che qua e là avevano perduto lo smalto e sui quali si allungava quieto e vaporante in un pulviscolo d'oro il rettangolo di sole della finestra con l'ombra precisa delle tendine trapunte e lí come stampate e perfino quella della gabbiola verde che pendeva dal palchetto col canarino che vi saltellava dentro, un odore di pane tratto ora dal forno giú nel cortiletto era venuto ad alitare caldo e a fondersi con quello umido dell'incenso della chiesetta vicina e quello acuto dei mazzetti di spigo tra la biancheria dell'antico canterano.

La fede. Una novella di Luigi Pirandello


Una Messia realmente esistita, realmente venerata, fondatrice di una setta. Nata povera. Diventata Dio. Un adepto confuso, tentato dalla carne e combattuto fra astinenza e impulsi richiami sessuali. Un adepto che capirà tutto in un delirium tremens illuminante. C'è un nesso con gli uomini lunari della prima serie? Lui lo scoprirà. Ma noi lo capiremo? Uno spacciatore affetto dai suoi problemi quotidiani. Dal successo alla disgrazia. Come tutti? Finirà in prigione come la Messia. Anche lui è un Dio dunque? O qualcosa del genere.

Problems-La Messia-Seconda Serie-Prima Puntata



A Sas Ruches, in Barbagia, Ercole Cassandra indaga sull’omicidio del padre, un capitano dei Carabinieri. La vicenda è ambientata all’inizio degli anni Settanta. Ufficialmente il soggiorno nel paesino è dovuto alla sua attività di insegnante presso la locale scuola media, dove trova un ambiente ambiguo e a tratti ostile in cui tra ragazzi e adulti sembrano vigere dei taciti accordi. [...]

Tre, o quasi Tre. Cronaca di un racconto dal Paese ...