Serie: Narrativa - scritti in voce di autori moderni e contemporanei

messa in voce di storie, racconti, novelle, poesie, e versi in prosa di autori moderni e contemporanei


[...] Devo essere onesto con lui però, e dire che, comunque, quando finalmente si adattò a quel nuovo trasferimento, si rese conto che non esisteva là nessun quotidiano e, conseguentemente, nessun redattore esisteva in quell'area specifica di quella nazione. Quando creò “La teiera” dunque, sapeva di non poter contare su altri se non su se stesso. Sono quasi certo che non avrebbe mai sognato di prendere la residenza ad Alessandro-Magnopoli se avesse saputo che – ad Alessandromagnopoli – viveva un uomo chiamato John Smith (se ricordo bene), che per molti anni fece i soldoni con la pubblicazione della “Gazzetta di Alessandromagnopoli”. [...]

i-X-ando un Paragrapo. Un racconto di Edgar Allan Poe. Traduzione ...


[...] Grazie alla musica e ai libri, avremmo passato un bel periodo, se non fosse stato per la consapevolezza del terrore che stava colpendo la città, e che ci raggiungeva ogni giorno. Non passava giorno che non ci portasse notizie del decesso di qualche conoscente. E come le morti aumentavano, ci abituavamo all'idea di avere quotidianamente la perdita di un amico. Dopo un po' iniziammo a tremare all'arrivo di qualsiasi messaggero. Il vento che proveniva da mezzogiorno ci pareva che avesse un olezzo di morte. Quel pensiero paralizzante prendeva interamente possesso della mia anima. Non potevo neanche parlare, né sognare, né altro. [...]

La Sfinge. Un racconto di Edgar Allan Poe. Traduzione di ...



[...] Coloro che sognano ad occhi aperti sono consci di molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte. Nelle loro grigie visioni colgono frammenti d'eternità e destandosi fremono nell'intimo allo scoprire d'esser stati sulla soglia del gran segreto. A tratti, apprendono qualcosa della sapienza che ha per oggetto il bene, e qualcosa di più sulla pura conoscenza del male. Penetrano, benché senza timone o bussola, nel vasto oceano della «luce ineffabile» e una volta ancora, come gli avventurieri del geografo nubiano, «agressi sunt Mare Tenebrarum quid in eo esset exploraturi». [...]

Eleonora. Un racconto di Edgar Allan Poe


Da gran tempo la «Morte Rossa» devastava la regione. Mai pestilenza era stata tanto fatale, o tanto atroce. Il sangue era il suo Avatar e il suo sigillo: il rosso del sangue, il suo orrore. Dolori acuti, poi subito vertigine, poi sangue e sangue che essudava dai pori, e la dissoluzione finale. Le chiazze scarlatte sul corpo e specialmente sul volto della vittima erano il bando letale che la escludevano dall'aiuto e dalla pietà dei suoi simili. Il tutto - l'insorgere, l'aggravarsi e il concludersi del morbo - era affare di mezz'ora. [...]

La mascherata della morte rossa. Un racconto di Edgar Allan ...



[...] Chissà a quale disperato atto di vendetta si sarebbero sollevati gli abitanti di fronte a quell'immorale aggressione se non fosse intervenuto un fatto importantissimo: mancava soltanto un secondo a mezzogiorno. La campana stava per suonare le ore, ed era questione di assoluta e preminente necessità che ognuno tenesse d'occhio il proprio orologio. Era evidente però che in quel preciso momento il tizio dentro la torre campanara stava combinando coll'orologio qualcosa che non aveva il minimo diritto di fare, ma dato che proprio allora la campana cominciò a suonare, nessuno ebbe tempo di badare alle sue manovre, perché tutti quanti dovevano contare i rintocchi. [...]

Il diavolo nel campanile. Un racconto di Edgar Allan ...


[...] «Le acque del fiume hanno un colore malaticcio, simile al color pallido dello zafferano: ed esse non scorrono verso il mare, ma vanno in sempiterno versò l'occhio infuocato del sole tumultuoso. Per miglia e miglia si estende, su entrambi i lati del letto melmoso del fiume, un pallido deserto di gigantesche ninfee. Esse sospirano, l'una verso l'altra, in quella solitudine, e protendono verso il cielo i loro lunghi colli spettrali, tentennando le teste che sanno di immortalità. E mormorano indistintamente tra loro, come vi fosse acqua di sotterranea meraviglia. [...]

Il Silenzio, ovvero, una favola. Di Edgar Allan Poe



[...] Quando, al mattino, ritornò la ragione, provai un sentimento di orrore, di rimorso per ciò ce avevo fatto; ma era tutt'al più un sentimento debole ed equivoco, e l'anima non ne fu toccata. Di nuovo mi diedi agli stravizi, e ben presto affogai nel vino ogni ricordo del mio atto. Nel frattempo, il gatto lentamente guarì. L'orbita dell'occhio perduto era, è vero, spaventosa a vedersi, ma pareva che non ne soffrisse più. Girava per la casa come al solito ma, ovviamente, fuggiva terrorizzato ogni volta che mi avvicinavo. Rimanevo afflitto di fronte a quella ripugnanza, soprattutto da parte di una creatura che una volta mi aveva tanto amato. Ma a questo sentimento subentrò ben presto l’indignazione mia, potrei dire irritazione. E poi, a mia definitiva e irrevocabile rovina, sopraggiunse la PERVERSITÀ. [...]

Il gatto nero. Un racconto di Edgar Allan Poe


[...] E allora - allora, quando, meditando su pagine proibite, sentivo accendersi dentro di me uno spirito proibito, Morella posava la sua gelida mano sulla mia, e dalle ceneri di una filosofia morta riesumava sommesse, parole singolari, il cui strano significato si stampava a fuoco nella mia memoria. E allora, ora dopo ora, indugiavo al suo fianco, intento alla musica della sua voce, sinché alla fine la sua melodia non si incrinava di terrore e un'ombra mi cadeva sull'anima, ed io impallidivo, rabbrividendo dentro di me a quei toni ultraterreni. E così, all'improvviso, la gioia si estingueva nell'orrore, e ciò che era più bello diveniva il più laido. [...]

Morella. Un racconto di Edgar Allan Poe



La storia è raccontata da un'anima passata nell'Inferno da molti secoli. Si tratta del greco Oinos (che vuol dire "Vino") il quale assieme a sette amici si trova una sera in una casa della città libica Tolemaide. Gli ospiti stanno banchettando allegramente, recitando alcuni versi del poeta Anacreonte e bevendo coppe e calici di vino quando Oinos comincia a sentire un'oscura presenza e forti brividi gli percorrono la schiena. Infatti trova tutto molto strano in quell'ambiente compresa una colossale porta di bronzo. Ad un tratto Oinos si riprende dallo stordimento e si rende conto che sta banchettando alla presenza di un cadavere ucciso dalla peste disteso sulla tavola ellittica...

Ombra. Un racconto di Edgar Allan Poe


Il racconto è la confessione dell'omicidio di un vecchio. L'anonimo protagonista puntualizza immediatamente di essere sano di mente anche se un po' nervoso; durante tutto il racconto vorrà dimostrare la sua lucidità mentale nel premeditare e compiere il crimine. L'assassino amava il vecchio con cui viveva, ma non sopportava il suo occhio chiaro da avvoltoio, quell'occhio sempre incombente, vitreo, che lo innervosiva, lo faceva letteralmente diventare matto.

Il cuore rivelatore. Un racconto di Edgar Allan Poe



E ora, io dico a te, Cassandra. Che tu sia maledetta. Sarai scacciata da tutti come una folle. Biasimata dalla tua gente, e dalla tua famiglia. Avrai il potere di conoscere il futuro, potrai guardarci dentro, ma nessuno ascolterà le tue parole. Saprai ogni dolore futuro, ogni profezia di sventura e di morte, urlerai fuori dalla ragione. Nessuno ti ascolterà! [...]

Cassandra, il passato può attendere.


In un palcoscenico in cui sfilano tutti gli attori e si dipanano tutte le situazioni e tutte le condizioni del vivere non poteva mancare l’interprete della labilità mentale, l'essere che passa nella vita come in un sogno, certo delle sue istintive abitudini, spettatore di un mondo visto con sguardo di puro disincanto. Una condizione di suprema, serafica certezza che nulla e nessuno possono far vacillare, imperforabile al dubbio, ignara di ogni inganno, felice a modo suo. Così viveva Fileddu, l’inconsapevole dandy, in una Nuoro che proprio di lui aveva bisogno, ché rappresentava la coscienza incosciente della coscienza collettiva. I signori del caffè Tettamanzi si sentivano appagati vedendo Fileddu, l’umile loro servitore, e allo stesso tempo si mettevano in pace l’anima perché era proprio Fileddu a credersi uno di loro e a condividerne la quotidianità. Dal Libro Nuoro nella belle Epoque, Di Gianni Pititu. AM&D Edizioni

Fileddu, il Dandy. Di Gianni Pititu



Un vecchio nuorese ha dato di don Menotti la definizione più completa: era un pazzo geniale. È risaputo che l’intelligenza, quando trabocca, si congiunge con qualcosa che assomiglia alla pazzia. Bizzarro era, don Menotti, certamente. E sempre cupo. Di una cupezza che rifletteva un animo dubbioso, tormentato, una mente rimuginante chissà quali frustrazioni, un temperamento propenso a disfarsi di non si sa quali nemici. Capopopolo. Odiava i signori, anzi i nobili. Ma nobile era egli stesso, anche se decaduto. Forse per questa decadenza di una condizione un tempo florida, forse per uggia verso il parentado, egli coltivava quell’odio che non accennava a placarsi. Questioni di eredità, che a Nuoro hanno sempre avuto il loro peso, costituendo motivo di dicerie, insieme ai fallimenti e alle vicende di cuore. Ma odiava anche gli altri. Meglio, li ignorava. Passava sotto il suo sguardo a volte fiero a volte dimesso il fiume della vita e degli uomini, che considerava divisi in due categorie: gli ignoranti che si fanno schiavi senza rendersene conto e che quindi meritano la loro condizione e i padroni che sfruttano gli imbecilli e che non hanno alcun merito, proprio perché le loro vittime sono ignare.

Don Menotti Gallisay, Capopopolo. Di Gianni Pititu


Maestro Ganga era un primattore di quella vita comunitaria in cui nulla accadeva se non il trascorrere dei giorni, le nascite, i matrimoni, i processi e i funerali. Egli tuttavia offre qualche elemento di variazione, quindi di vita, staccandosi in modo netto da quei nuoresi «sterili», che «non ridono mai». Un gaudente, si direbbe, per la personalità estroversa, l’eccentricità, la propensione alla poesia, al canto, alla musica, per lo scorrere incontenibile dei suoi lazzi, per la composizione acuta delle sue “laudi”, che diventano, appena uscite dalla sua penna, patrimonio di tutti i nuoresi. Perché a Nuoro tutto è lecito, tutto è ammesso e consentito, purché scaturisca da intelligenza e probità. E il Nostro era intelligente e probo. Per il resto sono mugugni e condanne. Da "Nuoro nella Belle Epoque" di Gianni Pititu. AM&D Edizioni

Francesco Ganga Predischedda, il Maestro. Di Gianni Pititu



La più frequente rappresentazione di don Benedetto Ballero è quella che lo ritrae immobile, seduto dietro il bancone e la grata in ferro che faceva da schermo fra lui e il cliente di turno, nel suo tabacchino al corso. Era una stanzuccia, ricavata nel piano terra del palazzetto di famiglia. Qui scendeva con tutta calma ogni mattina don Benedetto. Ad aprire la rivendita pensava la fida Carmela, perché il padrone la notte faceva tardi a rincasare o comunque a dormire, dovendo onorare la compagnia degli amici. Arrivava e si disponeva a passare la mattinata. Raramente si alzava dal suo fido sgabello se non per affacciarsi alla porta nelle ore in cui sapeva che nessun cliente sarebbe arrivato a rifornirsi di sigari o di sigarette “sciolte” o ad acquistare un giornale.  [...]

Don Benedetto Ballero, il Nobile. Di Gianni Pititu


A Nuoro Francesco Congiu Pes, il pittore, detto Conzu Mandrone (poltrone), era diventato una vera e propria istituzione per il suo modo elegante, unico, di non chiedere mai e di ottenere sempre, di rendere arcane le sue fonti di sostentamento. Tutti sapevano che quell’uomo aveva necessità, anche se pareva lontano da una condizione di miseria. E lo aiutavano nel modo meno umiliante per chi dà e per chi riceve. Congiu Pes non coltivava le stramberie tipiche degli artisti. Vivendo nella quasi totale indigenza, era un po’ prigioniero di questa sua condizione che non lo portò, da vero nuorese quale era, mai ad umiliarsi. Viveva la sua stagione, esibiva il look poco costoso del pittore da caffè, portava a spasso per le vie di Nuoro una ricercatezza ingenua, si industriava a procacciarsi da vivere nel modo più miracolistico che ci sia: lasciando, quasi senza saperlo, una cospicua eredità artistica. Del resto, sempre l’artista a Nuoro è stato scarsamente considerato, avendo scelto il mestiere più facile, “il mestiere del non far nulla”. Ma Mario Ciusa Romagna, un nuorese “antico”, riferendo una simile apostrofe, reagisce con forza: «L'importante è agire, anche contro quelli che non vogliono che si agisca». E, a proposito degli artisti incompresi o snobbati o anche derisi, così li nobilita: «Avevano essi scelto il mestiere di interpretare l'umanità, l'essenza stessa della vita, gli uomini e le divinità, la terra e il cielo». Da "Nuoro nella Bella Epoque" di Gianni Pititu.

Francesco Congiu Pes, ovvero, Conzu Mandrone, l’Artista. Di Gianni Pititu



Voci e ricordi di una grande famiglia si affacciano dalle pagine di un libro. Memorie private raccolte da Pietro Rudellat, e fissate oltre le parole scritte in un originale lavoro fotografico tratto dal progetto d’arte “Dima” di Gianluca Vassallo; dove padri e figli si fondono magici nel bianco e nero di un tempo oltre il tempo.

Rosas. Per una biografia collettiva di un Padre


Questi frammenti di vita e ricordi d’infanzia di Giovanni Farina, pastore e poeta, ci arrivano dal carcere di San Gimignano, dove Farina sta scontando il 39° anno di detenzione. Protagonista di una vicenda giudiziaria complessa e controversa, da anni si dedica alla scrittura. Scrive molto, Giovanni Farina, come a voler appuntare attimo dopo attimo tutto il suo tempo, quello presente e quello che è nei ricordi. E che scelga la forma del racconto o dei versi, c’è sempre molta poesia nelle sue parole. Abbiamo scelto i brani che ascolterete dall’ultimo suo libro: “Sogni lucenti tra mura bianche di cemento”, edito, per l’associazione Liberarsi, da Libri Liberi.

Solo un’eco di parole. Frammenti di vita e ricordi d’infanzia ...



Aprile, tutto sommato, non fu poi un mese così crudele. Innanzitutto – sebbene il numero dei miei anni fosse ben lontano dall’essere preso sul serio – ebbi una primordiale cognizione dell’ordine caotico degli eventi che definivano la mia esistenza. Iniziai ad apprezzare le piccole occasioni e a sentir stridere in me tutto ciò che era definito determinante. E fu proprio in aprile che avvertii l’esigenza di iniziare a disegnare. [...]

Tratti, un racconto d’Estate di Cristiano Porqueddu


Uscì dal portone fischiettando. Era la prima volta che gli capitava di farlo e del resto non è che avesse ricevuto indicazioni a riguardo. Quel palazzo con persiane verdi e muri scrostati, anonimo come tutti quelli intorno, era stato tutta la sua vita. Un ritrovo di famiglie numerose, con pochi soldi in tasca e con qualche figlia abbastanza intraprendente per far quadrare i conti del mese. L’avesse almeno avuta, una famiglia. A quanto ne sapeva, era stato concepito nel buio di una stanzetta piena di libri e idee confuse. [...]

Sangue e inchiostro. Un racconto di Gianfranco Cambosu



Avevo nove o dieci anni, e non pesavo più di un agnellino, quando andavo da un vicinato all'altro correndo con il cavallo di canna. Allora vivevo davvero nel mondo dei sogni. Il sole sorgeva solo per me. I nidi dell'allodola erano tutti miei. E miei erano gli anfratti e le le piccole conche de "Sa ‘e Sulis". La casa mi sembrava una prigione. I libri di scuola, poi, mi avvelenavano l'anima. Babbo e mamma continuamente mi dicevano: "Franzischi' prendi il libro! Studia!". […]

La prima sigaretta. Un racconto di Franceschino Satta




Birroleddhu ogni tanto cambia nome, sa che lui gode di grande successo e, per modestia, preferisce ogni tanto sparire e riapparire con una nuova identità, ma l’eroe è sempre lui, immortale. Era un giovane pastore allegro e spensierato, anche oltre misura. Come tutti i giovani della sua età frequentava i bar e le compagnie e la sua esuberanza lo faceva sentire più grande e più forte di quanto in realtà fosse. Camminava col petto in fuori e il suo passo era tra lo strascicato e il danzato, come camminano quelli che vorrebbero prendere a calci il mondo intero. [...]

Birroleddhu non fa a toccarlo. Un racconto di Sebastiano Mariani, ...


Don Bobore, sempre elegante e ben rasato, era un bell'uomo. Era alto, magro ma forte e sano. Non era più un ragazzo, aveva una cinquantina d'anni, ma non dimostrava la sua età. Era celibe, benestante e molto credente. Nelle festività faceva la comunione. Tutti, in paese, ne parlavano bene. Le vedove l'adoravano: dicevamo fosse un tesoro! Una volta, nella strada, due giovani stavano per litigare malamente. […]

Don Bobore e il cane, un racconto in Lingua Italiana ...



Don Bobore, semper bene bestìu e barbifattu, fit unu bell’omine. Artu, iscarrainzu ma forte e sanu. Non fit prus unu pizzinnu (haiat... una chimbantina ‘e annos), ma s’edade si la manteniat bene. Fit bachianu, riccu e meda cresiasticu. A sas dies notas fachiat sa comunione. Tottu sa bidda lu bantabat. Sas biùdas l’adoraban: naban chi fit unu tesoro. Una borta, in su caminu, duos zòvanos fin pro si piccare a istoccadas; che suprit issu e los piccat ambos a iscavanadas, abbirgunzindelos in mesu a canta zente b’haiat. […]

Don Bobore e-i su cane. Un racconto in Limba Nuorese ...


A San Pietroburgo. Il 25 marzo di un anno imprecisato, il barbiere Ivan Jakovlèvi, un tipico artigiano russo, ubriacone e trasandato, trova un naso umano in una pagnotta. Il barbiere riconosce subito quel naso appartenere ad un suo cliente. Se ne vuole disfare e lo getta nella acque del fiume Neva. Quel giorno stesso il maggiore Kovalèv si sveglia e non trova più il suo naso. Esce da casa e lo vede - lo stesso naso del barbiere - antropomorfizzato! L'avvicina, gli parla. Il naso gli gira le spalle e se ne va. Kovalèv raggiunge un giornale per pubblicare un annuncio. Non ci riesce e si reca dal commissario del quartiere. Non ne cava nulla anche qua. Rincasa e, mentre riflette, arriva un poliziotto che gli porge il suo naso. L'hanno ritrovato! Sì, ma è impossibile riattaccarlo. Intanto, la notizia del naso si è diffusa per l'intera città […]

Il Naso, di Nikolaj Gogol. Dai racconti di Pietroburgo.



Il povero, mite, misero e rassegnato impiegato di stato, Akàkij Akàkievič, vessato dai suoi superiori, sogna di farsi confezionare un bel cappotto nuovo; con il quale affrontare il rigido inverno e, al tempo stesso, rendere il suo modesto aspetto fisico un po' più decoroso. Vi è poi il desiderio di vedersi riconosciuto nello status di essere umano, e di farsi notare nel bel mondo pietroburghese, almeno per una volta nella sua vita misera e insignificante, tra gli sguardi amichevoli delle dame eleganti dell'alta società. Ma qualcosa accade, un fatto imprevedibile e terribile.

Il cappotto, di Nikolaj Gogol. Dai racconti di Pietroburgo.


L’immagine che ho della festa per il mio diploma è una tovaglia di fiandra rosa, un vaso di fiori al centro e dei dolci disposti intorno. E che diploma 60/60! Poi silenzio, mezze frasi, discussioni, era il momento della scelta. - Ma, io voglio fare architettura, si è iscritta anche Rita a Firenze. - Cosa? A Firenze? Tanto è niente! No... no... che non ti passi neanche in testa! - Perchè? E allora vado a Cagliari, ma lì non c’è architettura!” - Adesso mi mancava anche questo pensiero! Bovò....ma la stai sentendo tua figlia? No...no, non vai da nessuna parte.

Dalla piccola alla grande città. Un racconto di Francesca Branca



S’ammentu ch’appo de sa ‘esta de su diploma est una tiazza e viandra colore e rosa, unu vasu e frores in mesu a sa mesa e durches postos a intundu. E arrazza e diploma, 60/60! Appustisi....paraulas a mesu oche e paraulas a boches. Fidi su mementu e seperare: - Mama! zeo cherzo istudiare Architettura, si ch’este sinzà inta Rita, a Firenze. - Ite? A Firenze? Za diad’esse nudda! Nono, nono, non t’inde colede manch’in conca! - Puite? E tando jeo ando a Casteddu...ma inie non b’este Architettura! - Como cherìo cuss’atteru pessamentu! Bovò....intendende la sese a fizza tua? Nono,nono, no andasa a neddue. Babbu mi pompiada - Ja nd’allegamus, bidimusu, non bi chere presse a disinnare! Mama istada inghiriande a die die chin cust’oriolu. S’appresiada e si mi parada in dainnantisi, frimma commente unu crastu: - Sas ancas are truncau! Pare ca la ido, sola, in custu locu! Veramente, non b’ade periculos a dier dose. [...]

Dae sa zittade minore a sa manna. Un racconto ...


“Sei ancora, ogni giorno, in mezzo a noi. E sarai con noi per sempre. Vivi tra noi, accanto a noi, sulla terra ch’è tua e nostra, su questa terra che ti raccolse, fanciullo, tra i fanciulli e, giustiziabile, tra i ladri; vivi coi vivi, sulla terra dei viventi che ti piacque e che ami, vivi d’una vita non umana sulla terra degli uomini, forse invisibile anche a quelli che ti cercano, forse sotto l’aspetto d’un povero che compra il suo pane da sé e nessuno lo guarda. Ma ora è giunto il tempo che devi riapparire a tutti noi e dare un segno perentorio e irrecusabile a questa generazione. Tu vedi, Gesù, il nostro bisogno; tu vedi fino a che punto è grande il nostro grande bisogno; non puoi fare a meno di conoscere quanto è improrogabile la nostra necessità, come è dura e vera la nostra angustia, la nostra indigenza, la nostra disperanza; tu sai quanto abbisognamo d’una tua intervenzione, quant'è necessario un tuo ritorno.” […]

Preghiera a Cristo. Di Giovanni Papini. Messa in voce di ...



Scontro aperto fra sport e cultura, fra la gloria del fisico e quella della mente. Il duello vede Vanni Visco, intelletto sensibile destinato dalla famiglia ai campi di calcio, solo contro la massa di sportivi e tifosi. Per Vanni, osannato fuoriclasse suo malgrado, l'unica speranza di sopravvivenza è rapportarsi in modo ingegnoso al cinico mondo del calcio.  Visco il sensibile inventa soluzioni per sopportare la propria inadeguatezza. La medicina è proprio nella forza della sua mente, nella sua clandestina biblioteca mentale. Il ritmato bisbiglio di prediletti brani letterari è un'energia quasi fisica che lo protegge da un'esistenza di cui non si sente minimamente artefice, da bruciare sui campi di calcio e nel suo tormentato rapporto con le donne.

Ultima di campionato, un romanzo di Francesco Abate


Storia di un alcolizzato, Andreas Kartak, che, dopo aver ucciso il marito della sua amante, fugge a Parigi. Qui vive sotto i ponti della Senna: una sera, riceve 200 franchi da un uomo che aveva deciso di convertirsi al cristianesimo, dopo aver conosciuto la storia della piccola Santa Teresa di Lisieux. Andreas si impegna a restituire il denaro la domenica seguente, facendo un'offerta nella chiesa di Sainte-Marie des Batignolles, prima della messa delle dieci. Una promessa che non mantiene. Molte volte Andreas, aiutato dal destino, avrà in tasca una somma di denaro sufficiente per saldare il proprio debito, recuperando l'onore e la dignità; sempre, però, si lascerà distrarre da amori, vizi, vecchie amicizie, travolto dalla passione per le donne, gli amici e l'alcol. Ma, come spesso capita con certi miracoli, qualcosa accade…

La leggenda del Santo Bevitore, di Joseph Roth



[...] La violenza di linguaggio e il tirannico egoismo del padre faceva raccogliere le sei ragazze intorno alla madre. Mentre egli, abbandonandosi alle sue inclinazioni, concepiva la vita come un antico patriarca (si dice che, oltre a quelli legittimi, avesse qualcosa come trentacinque figli naturali), con patriarcale ignoranza della morale, non si accorgeva, come accade ai tiranni, che una vita diversa si organizzava intorno a lui, in seno alla sua famiglia, la quale si reggeva clandestinamente a matriarcato. Il regime patriarcale da lui imposto non era che apparenza. [...]

La cometa. Un racconto di Giuseppe Dessì


Ha vent'anni Luisu quando dalle dolci colline della contadina Fraus il padrone lo spedisce in groppa al puledro Baieddu nella città che Mussolini s'è inventato intorno all'industria estrattiva del prezioso carbone sardo. Ignaro, anche se scosso da un brutto sogno premonitore, Luisu è atteso da una vita di miniera, sotto un cielo diverso da quello che ha conosciuto nella sua vita campestre: la volta nera del Pozzo Uno. Stesso destino spetterà al suo cavallo, convertito in bestia da traino per cunicoli asfittici.

Baieddu, dal romanzo Doppio Cielo, di Giulio Angioni



[...] Quando, dopo un po’, mi piego sulle ginocchia, spossato, percepisco un piccolo movimento ai margini del fascio di luce. Peppino, intanto, si è perso nei suoi vaneggiamenti. Ha il braccio teso in avanti e continua a illuminare quel tratto di parete in basso. È grazie a lui, però, che quel movimento si anima sotto i miei occhi: somiglia a un rasoio elettrico dalle batterie mezzo scariche abbandonato sull’erba. Invece è solo un essere minuscolo ma esigente. Salta fuori all’improvviso e fa piroette a mezz’aria. Nel silenzio umorale della campagna si fa più rumoroso di una motosega: è proprio lei, la mosca. Forse non proprio quella di Peppino, anzi, direi che è più un moscone. La sua danza si avvolge nell’aria, cresce e diminuisce. Sembra divertita, e saetta come una dannata. E ronza. Ma mosca era e mosca rimane. [...]

Solo una mosca. Un racconto di Gianfranco Cambosu


A Sas Ruches, in Barbagia, Ercole Cassandra indaga sull’omicidio del padre, un capitano dei Carabinieri. La vicenda è ambientata all’inizio degli anni Settanta. Ufficialmente il soggiorno nel paesino è dovuto alla sua attività di insegnante presso la locale scuola media, dove trova un ambiente ambiguo e a tratti ostile in cui tra ragazzi e adulti sembrano vigere dei taciti accordi. [...]

Tre, o quasi Tre. Cronaca di un racconto dal Paese ...



[...] Nella mattina di fine agosto la cima sormontata dal Cristo di bronzo è il luogo della festa nata col nascere di Nuoro alla vita cittadina: da queste parti è la più giovane; ma anche la più grande: in così poco tempo il Redentore ha conservato il vecchio e ha innovato il sacro e il profano delle feste processionali e campestri della tradizione. E’ una festa devozionale verso un luogo di campagna, sul monte, come altre in Sardegna, ma insieme è diventata di recente una delle tre sagre sarde più note e frequentate dal turismo festaiolo. Per i nuoresi però il Redentore continua a essere prima di tutto un pellegrinaggio processionale al monte del Cristo, per assistere alla messa e sfilare lassù in processione dietro a una statua lignea del Redentore che in più piccolo è identica a quella bronzea eretta quassù all’inizio del secolo per celebrare la redenzione. [...]

Il Redentore a Nuoro. Di Giulio Angioni


Premessa Alzi la mano chi non ricorda con gioia un suo ultimo giorno di scuola!!! Magari soltanto uno particolare. Come studente io ne ricordo diversi. Tutti sono ammantati da un velo di malinconia. In fondo a scuola ci stavo bene. I maestri (ma un anno ho avuto anche una maestra, in quarta elementare, si chiamava maestra Soro) mi volevano bene. I miei ricordi di scuola più lontani son legati a cinque colori. [...]

Memorie di scuola, ricordi di uno scolaro senza tempo. Di ...



Questo è un carnevale serio. Non è neppure carnevale. Storia cifrata d'un re che c'era una volta. Non re di carnevale: re di primavera, re di maggio. Re di festa che si mostra al suo popolo nel pieno delle sue funzioni: perciò dovrebbe essere vestito da re. Ma è un re che si nasconde, si traveste, si maschera. Ma pure se si maschera, la sua vestizione è un rito serio, elaborato. Un re che si sceglie ad ogni inizio d'anno. Se un re si può scegliere, garante del bene di tutti, lo si sceglie forte, puro, intero: sacerdote della fecondità, saldatura del ciclo delle stagioni. [...]

La Sartiglia di Oristano. Di Giulio Angioni


Anche le burrasche sono buone per i poveri. Il mare, come un padrone rabbioso che impone alla serva di fare una buona pulizia alla casa, rigetta a terra tutti i detriti che non gli garbano: e questi rifiuti formano la ricchezza dei poveretti della spiaggia. Ecco, per esempio, il signor Milio, proprio il signor Milio in persona, antico proprietario di un piccolo cantiere, percorrere il lido quanto è lungo, dallo sbocco del fiume al molo, con un suo misterioso sacchetto, bianco come la fodera di un guanciale: e come un guanciale la foderetta si gonfia, ma di bitorzoli duri che sembrano davvero batuffoli di lana schiacciata. [...]

Bonaccia. Un racconto di Grazia Deledda




″- Ogni mattina si incontravano per pochi minuti davanti alle finestre dell'ala Est prima di cominciare il lavoro. Erano Becky, Sarah, Molly, Mary e la piccola Rosaria. Amavano quei pochi minuti in cui riuscivano a raccontarsi le piccole cose di tutti i giorni: C’erano colori di sogni, di speranze e risate, tantissime risate, che la loro età, fresca e giovane, concedeva. Propri quel giorno erano zitte, ammutolite per la luce e bellezza dell'anello di fidanzamento che Becky mostrava con un sorriso orgoglioso, pieno di sogno. “Oh, Becky è fantastico” “Si è proprio bellissimo! Sono così felice, che mi basta guardare quest'anello perché tutto scompaia, ogni cosa svanisca.”

Pomodori secchi e basilico. Un racconto di Lucia Atzori



Problems.14: Le scoperte per Anna non finiscono mai. Nonostante alienazione e noia, si sommano emozioni e sensazioni nuove e la sua vita non sarà più la stessa. Anche sulla Luna i pochi rimasti devono organizzarsi per un nuovo capitolo della loro vita, probabilmente il più difficile ed estremo, anche più della vita nel deserto.Nel frattempo qualcuno lassù vive una nuova vita aliena dopo la trasformazione. Cosa si prova ad essere un...?

Problems, di Cesare Giombetti – avventura fantascientifica – quattordicesima puntata ...




C’è un ragazzo che ama il mare; desidera tanto una barca a vela, ma non può permettersela. Fino ad un bel giorno in cui, inaspettatamente, eredita una bellissima barca a vela da un lontano zio d’America. Il ragazzo comincia subito a utilizzarla per navigare, imparando giorno dopo giorno a governarla sempre meglio. Naviga sempre con prudenza, rispettoso del mare. Un giorno, però, mentre si trova lontano dal porto, scoppia – improvviso e violento – un uragano; il ragazzo fa il possibile per rientrare in porto, ma le alte onde sono così impetuose da far sprofondare speranza e fiducia nel giovane che inizia, così, a perdere lucidità e controllo dell’imbarcazione.

Una tempesta improvvisa, un racconto di Massimo Fancellu







C’era una volta un piccolo fiore che gli amici chiamavano Ranny. Era un ranuncolo dai petali delicati che avevano splendidi colori tra il rosa e il bianco, che lo facevano somigliare molto ai suoi genitori, Dasy la dalia e Gippo il giglio. Il giardino dove viveva non era grande, ma era così ricco di colori e profumi che era un incanto. C’erano gerani e gigli, rose e verbene, nasturzi, gerbere e persino un pero e dei limoni in vaso.

Il piccolo fiore, un racconto in fiaba di Lucia Atzori


Problems.10 Anna entra in un nuovo mondo buio e umido e pieno di insetti. Inizia un nuovo viaggio. Una rinascita in un luogo spettrale e ostile negli inferi urbani. Anche sulla Luna si prosegue la discesa agli inferi dopo aver scampato la morte. Cio' che dovranno incontrare potrebbe essere peggio. Nel frattempo qualcuno lassu' entra invece nei meandri della propria coscienza.

Problems, di Cesare Giombetti – avventura fantascientifica – decima puntata ...




Tre racconti dai vincitori del 1^ Concorso Letterario “L’essenziale è invisibile agli occhi”, promosso dall’Associazione Note di Cultura, con il contributo e patrocinio del Comune di Sanluri. - INGORDIGIA E PUZZA DI PAURA DI TANINO, un racconto di Rita Cannas; XANDER, un racconto di Sara Lawlor; IL REGALO DI NATALE DI LUCA, un racconto di Giovanni Spiggia L’iniziativa è nata per ricordare Barbara Congiu, una giovane donna scomparsa prematuramente a causa di una male incurabile, che attraverso il suo sorriso, le sue frasi e i suoi pensieri trasudava amore per la vita. Sagace, acuta e ricercata, amava usare due metafore per rappresentare il suo viaggio: uno zainetto e una tartaruga. Da qui nasce il titolo di questa raccolta.

Come uno zainetto su una tartaruga, tre racconti.



Un racconto tratto dal romanzo di Sergio Atzeni, Il figlio di Bakunìn. Produzione teatrale di Isolateatro - anno 1997. Edizione 2017. A quel tempo, la mattina presto si andava a lavorare con qualcosa sulla testa, per proteggersi dall’umido. Chi aveva cicia, chi bonette. Lui, dal primo giorno, basco alla francese. Sembrava lo facesse apposta per continuare a distinguersi dal gregge. Poi si é visto che ai sorveglianti e agli impiegati di Montevecchio quel basco dava fastidio, chissà perché? Lo guardavano male. Ma cosa potevano dire? Il duce mica aveva proibito ai minatori di portare basco alla francese. In capo a quindici giorni avevamo tutti copricapo uguale al suo. Lui abitava in centro, io in periferia. La mattina aspettavo al caldo, in cucina, vicino al camino, guardando la strada dalla finestra. Lo vedevo sbucare dall’ango1o di Angelino Marrocu, il fabbro. Cosi quando Tullio appariva sembrava uscisse dale scintille della bottega di Angelino. Camminava a passetti svelti per riscaldarsi.

I primi giorni a Montevecchio, dal Figlio di Bakunìn, di ...


I giorni perduti è un breve racconto tratto dalla raccolta «Centottanta racconti» di uno dei più grandi autori italiani del Novecento, Dino Buzzati. I personaggi sono due - il padrone della villa e un «ladro» - e in un certo senso anche le trame sono due: un apparente furto e la scoperta di ciò che realmente viene rubato. E’ proprio sul tema del furto che verte questa storia: dapprima in modo apparentemente ovvio e lineare, poi sottilmente sul capovolgimento di chi è veramente il ladro, che cosa ha rubato e come lo ha fatto.

I giorni perduti, un racconto di Dino Buzzati



Ci sono storie che chiedono a gran voce di essere raccontate dall’inizio. Dal primo respiro, dal primo fiato. Dalla prima lettera di un qualsiasi alfabeto. Dal giorno numero uno. Altre che scelgono un frammento da cui partire. Questa, invece, è una storia che parte dalla fine. Da un corpo trovato nel parcheggio condominiale. All’alba.

Testimone consapevole, un racconto di Marco Conti. Adattamento e messa ...


Cinico e disperato, grottesco e nichilista. Segnato da una sessualità parossistica, priva di erotismo e sentimento. Con una presenza diffusa e inquietante delle nuove tecnologie. L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde è insieme un romanzo breve e una raccolta di racconti. Un casellario di vite sbalestrate e disilluse, di personaggi attualissimi.

L’eccezionalità della regola, un romanzo di Matteo Fais. Prima parte



Tra nebbie di provincia e atmosfere surreali, si muovono personaggi piccoli e insignificanti, uomini e donne che non vanno cercati in mondi lontani, ma sono intorno a noi, vivono nella comune inedia quotidiana. I racconti di Cusa sono cattivi, ironici e caustici, l’autore è un feticista della morbosità e dell’inettitudine patologica che si diverte a scandagliare vizi e tabù culturali di una realtà che scricchiola in maniera inquietante, anche se le crepe restano invisibili.

Racconti Molesti, di Francesco Cusa – quattro storie


Carmen Salis racconta “Gianna” con un’introspezione narrativa fuori dal comune e permette al lettore di pensare alle proprie dinamiche familiari, a come solo da adulti si impara a perdonare se stessi, fratelli e genitori, anche attraverso la rabbia e la solitudine.

Lei era superstiziosa, un racconto di Carmen Salis – da ...







Storia di un incontro – non incontro. Uno stile di scrittura fatto di immagini, suoni, colori, odori. Una cartolina dall’inferno. Un patto con il Diavolo, che ha il volto di un disabile, di un malato terminale, di una donna vittima di violenza domestica, o di un uomo in bilico su un cornicione, sul confine tra la vita e la morte.

Il violinista del Diavolo, un racconto di Marco Conti. Adattamento ...



Ci sono le figure armate, lo stretto camminamento e le feritoie, il filo spinato e le scene tragiche dei soldati e della vita al fronte. Quel che mancava, nella trincea del “Parco artistico Gianni Argiolas” dedicata alla Brigata Sassari, erano l’ansia e la paura legate all’attesa dell’assalto imminente. Voci e affanni che soltanto personaggi reali potevano offrire per completare l’opera sulla guerra realizzata dal maestro Argiolas. Scenografia naturale e ideale per una rappresentazione teatrale, la trincea di “Isca sa folla” rappresentava un invito irresistibile per scrivere un dramma che evocasse, con il dialogo degli attori, il sacrificio di tanti soldati sardi caduti nella Prima guerra mondiale. “Trincea” è un testo breve. Un atto unico che ricorda l’assurdità dei conflitti. Di tutti i conflitti. Nella postazione del Parco uomini ignari del senso autentico della loro missione spiano il nemico da una feritoia. Osservano e aspettano. Aspettano e s’interrogano: . Prima di ogni battaglia i soldati bevevano. Cognac, in genere. Si stordivano per lanciarsi all’attacco con maggior coraggio. L’alternativa era convivere con la paura nel momento più duro e crudele della guerra: la corsa allo scoperto verso la trincea nemica. I personaggi del dramma aspettano ma sanno che l’ordine dell’assalto prima o poi arriverà. E temono che tra le prossime vittime, di una guerra che ha già mietuto tante vite di giovani soldati, potrebbero esserci anche loro. Pietro Picciau

Trincea, di Pietro Picciau





Un breve racconto sulla guerra di liberazione condotta da uno dei tanti giovani disposti a morire a qualunque costo pur di riconquistare la libertà per il proprio popolo. Un punto vista personale, sofferto, e a volte affollato dai fantasmi della paura. Un gesto estremo terribile per chi non vede ormai altra via, altra speranza, e non può o non vuole fuggire dalla propria terra. Un paese umiliato e offeso, continuamente sotto attacco militare e ridotto alla fame. Ecco perché un popolo massacrato da uomini bestie fuori dalla ragione non ha altra via che rispondere alla violenza con un atto disperato e violento, in un sacrificio doloroso per tutti.

Il soldato, di Simone Rapisarda



Sostieni Quarta Radio con una libera donazione  Il gioco del mondo, di Giulio Angioni (versione teatrale) con Lilli Fois, Roberta Perra e Caterina Scalas drammaturgia di scena di Gaetno Marino Elaborazione del suono a cura di Simon Balestrazzi Suono di Gaetano Marino “Questi ricordi, devo lasciarli perdere di nuovo, perché […]

Il gioco del mondo, di Giulio Angioni – versione teatrale ...


"Questi ricordi, devo lasciarli perdere di nuovo, perché già troppi li hanno ricordati a modo loro? Qui vedo chiaro che la mia fanciullezza è più vicina ai tempi dei nuraghi che a tempi come questi. E mi ci sento le vertigini. Ma è grazie agli artifici del ricordo che si riesce a sopportare ogni passato, e forse a non avere eccessi di paura del futuro. Ma non sarà che rimane memoria solo di ciò che lo voleva diventare, ci aspirava da sé, per conto suo, a essere memoria?".

Il gioco del mondo, di Giulio Angioni – versione teatrale ...



messa in voce di Gaetano Marino edizioni petitesondes.net recensione: Pregiudizio e Orgoglio di P.R. Moore-Dewey, ovvero: la storia di Lizzy vista con gli occhi di Darcy (e Georgiana) Il grande romanzo d’amore di Jane Austen raccontato, finalmente, dal punto di vista del protagonista maschile Fitzwilliam Darcy. La lettrice e il lettore […]

Pregiudizio e Orgoglio di P.R. Moore-Dewey – capitoli 5 e ...


messa in voce di Gaetano Marino edizioni petitesondes.net recensione: Pregiudizio e Orgoglio di P.R. Moore-Dewey, ovvero: la storia di Lizzy vista con gli occhi di Darcy (e Georgiana) Il grande romanzo d’amore di Jane Austen raccontato, finalmente, dal punto di vista del protagonista maschile Fitzwilliam Darcy. La lettrice e il lettore […]

Pregiudizio e Orgoglio di P.R. Moore-Dewey – capitoli 3 e ...




messa in voce di Gaetano Marino illustrazione tratta da un’opera di Monica Spicciani Marcella Onnis: redattrice del quotidiano on line “Il mio giornale” (www.ilmiogiornale.org) non per lavoro ma per passione, faccio questo e altro senza titolo… però bene. @MarcellaOnnis – twitter sostieni Quarta Radio con una libera donazione 

Alla fermata del 15, di Marcella Onnis



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Asimmetrie relazionali, di Marcella Onnis


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CerchiOnirico, di Marcella Onnis



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Il relitto, di Marcella Onnis


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Rosa batteva, di Marcella Onnis



una produzione teatrale dell’anno 2003 Illustrazione di Cristina Guggeri Musiche di TH26 Corrado Altieri Mario Massa Ho Cercare un’anima che ci somigli, per caso, e incontrarla in ogni dove. Qualcuno con cui condividere un’idea di bellezza, o di quel che rimane. Ma il non potersi raccontare o il non doversi […]

La Donna di Polistirolo, notte strana. Di e con Gaetano ...


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Odore di pioggia, di Marcella Onnis



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Diversamente Mogli, di Marcella Onnis


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La signorina Aida, di Marcella Onnis



adattamento e messa in voce di Gaetano Marino musiche di Simon Balestrazzi, TAC dal CD Apotropaismo illustrazioni di Daniele La Placa Edizioni ERIS www.erisedizioni.org sostieni Quarta Radio con una libera donazione 

Storia della formica e del bambino ciccione, di Francesco Cusa


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Accade nella notte, di Francesco Cusa



adattamento e messa in voce di Gaetano Marino musiche di Simon Balestrazzi, TAC dal CD A circle of limbs in copertina: Lucas Cranach, Adamo ed Eva – 1538 Edizioni ERIS www.erisedizioni.org sostieni Quarta Radio con una libera donazione 

Contro la femmina, di Francesco Cusa


adattamento e messa in voce di Gaetano Marino musiche di Adriano Orrù, Giancarlo Schiaffini, Paolo Angelli, Roberto Pellegrini dal CD Solos and Duets (2005) Illustrazione dal Pieter Bruegel, i fall of rebel angels merge Edizioni ERIS www.erisedizioni.org sostieni Quarta Radio con una libera donazione 

Il dolore, di Francesco Cusa







Un racconto di Marcia Theophilo (sito web) Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino Presentazione Nel cuore della magica foresta, un bambino suona un flauto seduto su una pietra in riva al fiume: escono suoni che imitano il canto degli uccelli… La foresta, il mistero, l’origine della verità. Antro […]

La dea Giaguaro, di Marcia Theophilo






Intanto, io e mio fratello ce ne stavamo su una grande duna di sale poco distante, come astronomi, insieme ad altri, e con la Luna lucidata dal Maestrale, il collo a pezzi per tentare di vedere pure noi dove si trovassero quelli... e nonna, di là, seduta all’aria fresca, in viaggio estivo di vacanza, che sbadigliava a parlare con la televisione: -bedda matre, figghiu miu, ma che vuoi dire che siamo diventati futurosi? Poi si sentì dal microfono di Armstrong quella frase che ci commosse tutti e uno dei compari sgranò gli occhi. -Cumpa' che è questa cosa del piede piccolo piccolo, di Armestronghe, che minghia dice? - Ma no cumpà, vuole dire che prima si fanno i passi piccoli piccoli per quelli grandi da fare dopo, quelli di tutti, insomma... - Tutti... tutti chi? ci stanno pure i piccidriddi? - Americani sono, chiddi i picciuoli ci l’hannu, pecciò dicono quello che ci pare.

20 luglio 1969, ha toccato la Luna, o no? di ...




E' fitto l'intrecciarsi di memorie sfumate nel tempo, in questo affresco disegnato da Sergio Atzeni, lo scrittore sardo scomparso nel 1995. Chi è il protagonista assente Tullio Saba? Un anarchico, un capopopolo, un incantatore di folle? Ladro, assassino, ribelle, idealista, opportunista o forse solo un po' matto?

Il figlio di Bakunìn, di Sergio Atzeni – versione teatro







per LA NOTTE DEI CENTOMILA adattamento e messa in voce di Gaetano Marino il brano è ispirato al monologo di Ascanio Celestini “Radio clandestina” Premio Nazionale di poesia e narrativa ALBEROANDRONICO 2010 3° classificata sezione L come Lazio sostieni Quarta Radio con una libera donazione 

Celeste Ascanio, una poesia di Viviana Maxia











messa in voce di Gaetano Marino Sostieni Quarta Radio con una libera donazione  Presentazione Gli alberi pensano come noi? È una delle ultime frasi che si leggono nel nuovo gioiello di Marcia Theophilo. Sì, certo, gli alberi pensano, ma non come noi. Pensano da alberi. E il loro pensiero è […]

Alberi flauto, versi in prosa di Marcia Theophilo









Storia e salvezza di alcuni fuggiaschi, che per scampare da guerre e violenze, nel 1258, trovano rifugio in un'isoletta dello stagno di Cagliari, Sardegna; dove si fingono lebbrosi.

Sulla faccia della terra, di Giulio Angioni – part.1