Serie: Memorie di un Pulcino di Latta. Storia di una vita sperimentata


Passavamo giorni e altri giorni ancora in quella vasca prosciugata, posta di sotto al palazzo della legge, a contemplare le geometrie sperse sui muri di cinta, o a sorvegliare in rigoroso silenzio il muovere frenetico del popolino della città che ci mostrava la sua indifferenza per proteggersi dal male, di cui noi eravamo indubbiamente portatori insani e irriducibili.[…]

07.Memorie di un Pulcino di Latta. Capitolo Settimo. Di Galìcaro ...


[…] Perciò si stava a sfamare la noia nel chiacchiericcio malo del paesello. Se di menzogna poi si trattasse poco importava, ancora qualche lisciatina tra l’invidia e il rancore fattosi disprezzo, e pure essa si sarebbe adeguata alla nuova inossidabile verità. Giusta cura era quella del popolo e ci stava tutto, s’intende. […]

06.Memorie di un Pulcino di Latta. Capitolo Sesto.Di Galìcaro da ...


Dopo aver consumato l’ultimo mazzetto di fiori, procacciato dal sempre generoso e supremo comandante, si poteva ritenere conclusa con l’inno alla gioia, nello spirito e nella carne, la bianca notte di tutti noi. Eravamo qui, pieni anni settanta, nipoti dei fiori, irrequieti gitani della piazza, vasca a sinistra per chi guarda fronte al Palazzo della legge: imponente e inconfondibile edificio grigiastro posto al di fuori delle scomparse mura della nobile città. Monumento edificato in perfetto stile regime di quel che fu, allocato di poco al centro moderno della città. [...]

05.Memorie di un Pulcino di Latta. Capitolo Quinto.Di Galìcaro da ...



[…] Ma quella vecchia aveva un covo di serpi in mezzo al cervello, sì, perché fece una cosa infame. Non voleva rumore intorno e a qualcuna di noi diceva che i suoi clienti non erano come i nostri porci. Che gli affari le stavano andando male per colpa nostra. Che i suoi compratori non si fermavano più perché prendevano spavento o si vergognavano. Davamo fastidio, e forse era anche vero perché troppe di noi stavano a fare la strada pure di giorno. […]

04.Memorie di un Pulcino di Latta.Capitolo Quarto. Di Galìcaro da ...


E così, sceso il silenzio sul Pullman, superiamo la rotonda del Margine per transitare di fianco alle saline dello stagno. Dentro ci stanno, oltre acqua di mare abbandonata al sole, maestosi uccelli piumati. Sono Fenicotteri, qui li chiamiamo genti arrubia, gente rossa, piumati che hanno deciso di stabilire qui per sempre le loro vite e la loro progenie. [...]

03.Memorie di un Pulcino di Latta.Capitolo Terzo. Di Galìcaro da ...


Noi intanto, immigrati d’origine inoculata confinati nel borgo nuovo, eccoci pronti al risveglio del solito giorno. Ci si lava all’ora di mezza luce, storditi dagli elfi famelici del sonno e ancora immersi nei suoni caldi della notte. Un caffè di fretta e si va fuori alla conquista della prima meta ad attendere il fantasmagorico pullman-totem-show, meglio conosciuto con due sole lettere, che non sanno neppure di sillaba, si chiama PQ. Lui ci porterà all’onorabile lavoro. [...]

02.Memorie di un Pulcino di Latta.Capitolo Secondo. Di Galìcaro da ...



E ora, spostiamo il tempo di qualche tempo e collochiamolo nel tempo presente di questa borgata rinascente. Ebbene, anche qui ci sta un’ora del mattino. Un mattino tardo di mezza estate. Ho appena vissuto giorni terribili. Ore e ore di agonia inzuppate dal caldo d’Africa. Una tempesta di pioggia di sabbia bollente velata d’umido ha impastato ogni cosa di ogni odore e in ogni piega. Per giorni e giorni strade, cortili e piazze sono stati invasi da una calura tormentosa, pietrificando ogni vita. Neppure i cani più si avventurano. […]

01.Memorie di un Pulcino di Latta.Capitolo Primo. Di Galìcaro da ...