Vieni signore, poesie di Padre David Maria Turoldo


Vieni signore, poesie di Padre David Maria Turoldo
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Messa in voce di Graziano Secchi

Padre David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe, nacque a Coderno, nella bassa friulana. Entrato giovanissimo nell’Ordine dei Servi di Maria, fu ordinato sacerdote nel 1940. Assegnato al convento di San Carlo al Corso a Milano, partecipò attivamente alla Resistenza, fu predicatore in Duomo e diede impulso a molte iniziative di carità e cultura.
Uomo di grande sensibilità, combatté con sdegno le ingiustizie, rifiutando ogni compromesso con il potere. Per definirlo con pochi aggettivi, fu ribelle, impetuoso, drammatico, fedele. Ribelle, nel senso nobile del termine; impetuoso, nelle sue reazioni e atteggiamenti; drammatico, per le sue vicissitudini; fedele in tre sensi, a Dio, alla sua vocazione, alle sue origini.
Come tanti altri uomini di Chiesa, dovette subire l’incomprensione delle autorità ecclesiastiche. Nel 1954, anche per l’appoggio che aveva dato all’opera di don Zeno Saltini, Nomadelfia, dovette essere allontanato dall’Italia per ordine del Sant’Uffizio.
Iniziò così, in ubbidienza ai superiori, un lungo itinerario in varie Case servite di Austria, Baviera, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, che in pratica lo fece conoscere ed apprezzare ad un vasto mondo, anche al di fuori del suo Ordine.
Afflitto da tumore al pancreas e dal progressivo disfacimento fisico, fu esemplare nel sopportarlo. La sua poesia degli ultimi anni denota il tormento interiore davanti al silenzio di Dio che si faceva più assordante, quanto più egli anelava la sua Voce: «Dio e il Nulla – se pur l’uno dall’altro si dissocia… / Tu non puoi non essere / Tu devi essere, / pure se il Nulla è il tuo oceano». «All’incontro cercato nessuno giunge… Notte fonda, notte oscura ci fascia – nera sindone – se tu non accendi il tuo lume, Signore!».
Dopo un itinerario in vari luoghi di cura, morì nella Clinica San Pio X a Milano il 6 febbraio 1992. I suoi funerali videro la partecipazione di una folla incontenibile, nella quale gente semplice e gli intellettuali si mescolavano, sfilando davanti alla sua bara per ore.
Presiedette le esequie il cardinal Carlo Maria Martini, che qualche mese prima della morte, aveva consegnato a padre Turoldo il primo «Premio Lazzati», chiedendogli così pubblicamente scusa a nome della Chiesa di tanti torti subiti.
Un secondo rito funebre ebbe luogo nel Priorato di Sant’Egidio di Fontanella, nel cui piccolo cimitero fu sepolto e riposa ancora oggi.