Francesco Congiu Pes, ovvero, Conzu Mandrone, l’Artista. Di Gianni Pititu


Francesco Congiu Pes, ovvero, Conzu Mandrone, l’Artista. Di Gianni Pititu
Narrativa - scritti in voce di auto...

 
 
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Dal libro Nuoro nella Belle Epoque, Di Gianni Pititu
Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

A Nuoro Francesco Congiu Pes, il pittore, detto Conzu Mandrone (poltrone), era diventato una vera e propria istituzione per il suo modo elegante, unico, di non chiedere mai e di ottenere sempre, di rendere arcane le sue fonti di sostentamento. Tutti sapevano che quell’uomo aveva necessità, anche se pareva lontano da una condizione di miseria. E lo aiutavano nel modo meno umiliante per chi dà e per chi riceve. Congiu Pes non coltivava le stramberie tipiche degli artisti. Vivendo nella quasi totale indigenza, era un po’ prigioniero di questa sua condizione che non lo portò, da vero nuorese quale era, mai ad umiliarsi. Viveva la sua stagione, esibiva il look poco costoso del pittore da caffè, portava a spasso per le vie di Nuoro una ricercatezza ingenua, si industriava a procacciarsi da vivere nel modo più miracolistico che ci sia: lasciando, quasi senza saperlo, una cospicua eredità artistica. Del resto, sempre l’artista a Nuoro è stato scarsamente considerato, avendo scelto il mestiere più facile, “il mestiere del non far nulla”. Ma Mario Ciusa Romagna, un nuorese “antico”, riferendo una simile apostrofe, reagisce con forza: «L’importante è agire, anche contro quelli che non vogliono che si agisca». E, a proposito degli artisti incompresi o snobbati o anche derisi, così li nobilita: «Avevano essi scelto il mestiere di interpretare l’umanità, l’essenza stessa della vita, gli uomini e le divinità, la terra e il cielo». Da “Nuoro nella Bella Epoque” di Gianni Pititu. AM&D Edizioni

Gianni Pititu: giornalista, redattore presso l’Unione Sarda. Autore del libro Sequestri. Il cielo nascosto, che ha aperto un dibattito sul dramma degli ostaggi dei sequestri di persona.

Gli altri personaggi tratti dal libro Nuoro nella Belle Epoque, di Gianni Pititu

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