Nuoro nella Belle Epoque. Di Gianni Pititu


Cinque storie, cinque vite di personaggi reali e straordinari vissuti nella Nuoro dei primi anni del novecento. Uno sguardo diverso sulla loro storia di vita, rispetto a quella fissata in modo sferzante e lapidario nel romanzo capolavoro di Salvatore Satta, Il giorno del giudizio.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Dalla prefazione di Gianni Pititu
Leggendo e rileggendo il capolavoro di Salvatore Satta Il giorno del giudizio sono stato attratto in modo particolare da quello stuolo di perdigiorno (così appaiono nel romanzo) che animavano i bar-caffè e la vita mondana del nuorese corso Garibaldi, nell’immediato primo novecento del secolo scorso.
Una schiera di simpaticoni, sui quali l’autore ferma il suo sguardo con maestria insuperabile ma anche con inflessibile severità.
Mi hanno affascinato proprio questi personaggi, che non sono i principali, certo, ma senza i quali Satta non avrebbe potuto costruire la sua opera.
Un giudizio d’appello questi personaggi lo meritano. Se non altro quello che concede un giudice meno arcigno: il popolo, sempre propenso a mortificare qualsiasi virtù ma anche a perdonare ogni vizio.
Mi sono rivolto quindi a chi in questa città possiede ancora forza rievocativa — i vecchi, ma anche chi ricorda per aver appreso da altri.
Ho acquisito notizie e curiosità che hanno consentito di guardare a quei personaggi sattiani come a uomini semplici, sorpresi nella loro quotidianità, pregna di difetti, di trasgressioni, di manie, da tutti guardate con occhio indulgente pur diventando spesso bonaria materia canzonatoria.
Chi era dunque in realtà il “mezzo pittore” Francesco Cossu Boi, il cui vero nome era Francesco Congiu Pes? Chi era quel nobile “mangiapreti” di don Gaetano Pilleri, conosciuto come don Benedetto Ballero? Chi maestro Manca, cioè Maestro Ganga, ovvero Pedduzza, ovvero ancora mastru Predischedda, che aveva il vizio di bere? E quel Ricciotti Bellisai, di nome conosciuto Menotti Gallisay, il capopopolo, «il più screditato dei maestri»? Chi poteva essere davvero Fileddu, lo “scemo” di Nuoro?
Di questi sfaccendati da caffè, come Satta ce li presenta, svelarne i recessi, gli umori, può servire a dare uno spaccato di vita nuorese, quindi di storia, sia pur minima, della città.
Ho cercato di contornare simili personaggi, spiriti forti, non solitari e impervi ma uniti e bonari, dolorosi e irridenti, di ingegnosa e scanzonata vitalità.
L’ho fatto pensando di restituire ad essi, liberati dall’aureola dell’immortalità letteraria, l’umanità di cui furono intrisi.

qui le cinque storie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.