Serie: Parole in Preda

Storie, racconti, novelle, poesia, e versi in prosa di autori moderni e contemporanei


Donde venivano quei primi sardi, con le loro donne piccole e brune, e con le gregge ancora sel- vatiche? Forse i padri loro erano venuti anch'essi dalle coste d'oriente, con barche di predoni; e dico an- ch'essi perché, di tanto in tanto, sul mare argenteo disegnavasi l'ala rossastra di qualche vela fenicia, sbarcava un gruppo d'uomini pallidi, vestiti di corte tuniche grigie, coi sandali ai piedi e in testa un berretto a cono. E si spandevano sulla pianura come un turbine e incendiavano le capanne, predava- no ciò che potevano, sgozzavano le pecore e banchettavano sotto gli alberi. Sadur nutriva un odio feroce contro questi sgraditi visitatori, che l'avevano più volte rovinato. Spesso s'era salvato con le donne e il gregge sulle montagne, ritornando alla pianura quando le vele rosse sparivano lentamente all'orizzonte, nei violacei crepuscoli marini; ma ora vedeva avvicinarsi con dolore l'estrema vecchiaia e sentiva tristemente svanir le sue forze. Chi avrebbe salvato oltre le sue donne e le sue gregge? Egli sedeva melanconicamente sul limitare dell'ovile, e guardava inquieto la linea chiara del ma- re.

La nascita delle Leoneddas, di Grazia Deledda. Per i Racconti ...


La mercantessa d'uova, zia Biròra Portale, viaggiava recando un cesto d'uova da Orotelli a Nuoro. Era una notte d'agosto, pura e luminosa come una perla. Sulla grande distesa della pianura di stoppia, la luna gettava una luce viva ed eguale; il cielo era azzurro quasi come di giorno, e solo ad oriente l'orizzonte appariva vaporoso, velando le montagne che sembravano nuvole sorgenti dal mare. Zia Biròra viaggiava di notte perché viaggiava a piedi, e viaggiava a piedi perché i guadagni del suo commercio erano tanto esigui da non permetterle di viaggiare a cavallo.

San Michele Arcangelo, di Grazia Deledda. Per i Racconti da ...



La confessione di un omicida condannato a morte, che pur sapendo di non essere creduto, vuole rivelare e condividere l’orrore di quanto sia successo, per sgravarsi la coscienza. Racconta di essere stato un giovane buono e gentile, uomo per bene, di aver avuto una grande passione e rispetto per gli animali. L'uomo riferisce che sua moglie non perdeva occasione di procurarsene molti: avevano uccelli, pesci rossi, un bellissimo cane con un panda , conigli, una scimmietta e un gatto. Quest'ultimo, di nome Plutone, era un animale forte e bello, completamente nero ed era il preferito del narratore. La loro amicizia durò molti anni, nonostante il peggioramento del carattere del padrone che cominciava a picchiare sua moglie e a maltrattare gli animali, mantenendo però un certo riguardo per il gatto. Una sera, dopo essere tornato a casa ubriaco fradicio, l'uomo notò che il gatto evitava la sua presenza, così lo afferrò e la bestia impaurita lo morse lievemente: subito un demone si impadronì di lui. Estrasse la lama di un temperino nel taschino del panciotto e cavò un occhio alla bestia. Nei giorni successivi…

Il gatto nero, un racconto di Edgar Allan Poe


Tra queste numerose “schiave” ci stava Sara, la nera. Sara era una piccina di quasi dodici anni - non ancora formata del tutto - caduta in una delle improvvise retate-bonifica de la Police, e destinata al rimpatrio coatto. La piccola Sara, come tutte le altre sue compagne, era stata vittima delle infide Maman, proveniva da un villaggio sperduto della Nigeria, e dalla povertà estrema. Era divenuta succube delle pratiche voodoo, incagliata dagli stupri subiti e intimorita dai ricatti di estrema violenza perpetrati sino la famiglia d’origine. Tra queste numerose “schiave” ci stava Sara, la nera. Una piccina di quasi dodici anni - non ancora formata del tutto - caduta in una delle improvvise retate-bonifica de la Police, e destinata al rimpatrio coatto. Una volta acciuffata, nessuna speranza più ci fu per lei. Il ritorno a casa era una sentenza inappellabile e le conseguenze terribili e conosciute. La piccola dagli occhi di girasole decise allora di vendicarsi con un gesto inaudito, folle, provocatorio e grottesco. Il suo fu un atto “indelebile” che determinò il panico generale, creando grande sconcerto e scandalo nelle stanze de la Police; fu imposto il silenzio assoluto, ovviamente. Io presi spunto alcuni anni fa da questa vicenda e trascrissi per la scena e in voce una storia altra, in fuga per la vita e dalla vita, che spesso ti cade addosso inevitabilmente, senza nemmeno averle chiesto udienza. (Pirandello docet)

Povera Sara Povera Nera, liberamente ispirato ad una storia vera. ...



L’uomo racconta di aver conosciuto Morella molti anni addietro, per caso; ne fu subito profondamente attratto, anche se gli ardori che lo presero « non erano quelli di Eros », e la sposò. La donna, erudita, trasmette il proprio sapere al marito. Ama in particolare gli studi filosofici e teologici. Il protagonista non è però sulla stessa lunghezza d'onda; mentre Morella si identifica con le sue letture mistiche, egli sente sovente « uno spirito proibito destarsi in lui », che Morella cerca di spegnere sul nascere con « qualche grave e singolare parola ». A poco a poco, l'inquietudine e l'orrore che gli procurano il pensiero e i discorsi di lei vanno aumentando e turbandolo nell'intimo…

Morella, un racconto di Edgar Allan Poe


Nella catena di monti che circondano Nurri, e precisamente nel monte chiamato Pala Perdixi o Corongius, c'è una grotta naturale, assai ampia e interessante, dove i contadini e i pastori si rifugiano per riposarsi, e talvolta per passarvi la notte. Una volta tre fratelli, tre buoni abitanti del villaggio, stanchi di aver raccolto olive tutta la giornata entrarono, verso sera, per riposarsi in questa grotta. Mentre stavano ragionando tranquillamente fra loro di cose di campagna, e cenando con del pane e del magro companatico, videro entrare tre donne, che si fermarono dubbiose sull'ingresso, guardandoli con diffidenza. Ma subito essi, da buoni giovani che erano, le invitarono gentilmente ad avanzarsi ed a prender parte alla loro cena. Le donne accettarono. Finito il pasto, dopo molti inutili ragionamenti, esse chiesero ai tre lavoratori chi fossero e come si chiamavano.

I tre fratelli, di Grazia Deledda. Per i Racconti da ...



La storia è raccontata da un'anima passata nell'Inferno da molti secoli. Si tratta del greco Oinos (che vuol dire "Vino") il quale assieme a sette amici si trova una sera in una casa della città libica Tolemaide. Gli ospiti stanno banchettando allegramente, recitando alcuni versi del poeta Anacreonte e bevendo coppe e calici di vino quando Oinos comincia a sentire un'oscura presenza e forti brividi gli percorrono la schiena. Infatti trova tutto molto strano in quell'ambiente compresa una colossale porta di bronzo. Ad un tratto Oinos si riprende dallo stordimento e si rende conto che sta banchettando alla presenza di un cadavere ucciso dalla peste disteso sulla tavola ellittica...

Ombra, un racconto di Edgar Allan Poe


Radicatissima è ancora nel popolino sardo la credenza che la scomunica del papa o magari di un semplice sacerdote, apporti davvero maledizione su chi è lanciata e sulle sue generazioni. ... Pare ci fosse a Sassari una ricca dama, molto pia e devota, chiamata madama Galdona, la quale, venuta a morire, testò un suo possedimento ai frati di non ricordo più qual ordine. Spossessati questi dei loro beni dal Governo, si dice, sparsero la scomunica sul podere.

La scomunica di Ollolai – Madama Galdona, di Grazia Deledda. ...



Arso dalla curiosità l'artista un'altra notte prese la sua mandola e cantò una triste appassionata canzone sotto la finestra bizzarra. Poi, siccome la neve cadeva e la notte era cruda, picchiò chieden- do asilo e dicendosi un viandante smarrito. Ma una voce soave gli rispose: «Io non ho pane da darti, nel mio piccolo giaciglio non sono che spine; mille e mille gradini granati devi salire per arrivare a me che sì vicina ti sembro. Quando vi arrivi sono fredda come la morte. Viandante, va!». E siccome lui insisteva lo consigliò di ricovrarsi nella chiesa vicina, ma egli replicò che la chiesa cadeva in rovina e dentro ci nevicava come fuori. «Fatene una voi, allora!», esclamò la voce.

San Pietro di Sorres, di Grazia Deledda. Una leggenda sarda ...


Il racconto è la confessione dell'omicidio di un vecchio. L'anonimo protagonista puntualizza immediatamente di essere sano di mente anche se un po' nervoso; durante tutto il racconto vorrà dimostrare la sua lucidità mentale nel premeditare e compiere il crimine. L'assassino amava il vecchio con cui viveva, ma non sopportava il suo occhio chiaro da avvoltoio, quell'occhio sempre incombente, vitreo, che lo innervosiva, lo faceva letteralmente diventare matto.

Il cuore rivelatore, un racconto di Edgar Allan Poe