Racconti da Focolare – Contos de Fuchile – Leggende Sarde scritte da Grazia Deledda


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RACCONTI DA FOCOLARE (Contos de Fuchile)
Leggende Sarde, di Grazia Deledda
messa in voce di Gaetano Marino

I RACCONTI DA FOCOLARE
01-Il Diavolo Cervo
02-La leggenda di Aggius
03-La leggenda di Castel Doria
04-Il Castello di Galtellì
05-La leggenda di Gonare
06-San Pietro di Sorres
07-La scomunica di Ollolai - Madama Galdona
08-I tre fratelli
09-Monte Bàrdia

Presentazione
Dopo Canne al vento e Amori moderni, Quarta Radio mette in voce le Leggende Sarde scritte da Grazia Deledda.
Sono notti buie e misteriose, popolate da baroni decaduti, cavalieri erranti, fraticelli furbastri, rigattieri con il terrore di un dio pagano, timide madonne, maghe prefiche, donne dispensatrici di doni e fantasticherie popolane da restare ammaliati.
Si dà voce ai pastori erranti divorati da strani omini dispettosi, forniti di corna e falce. Ombre che paiono vivide nei crepuscoli di ogni vita, a metà tra il sonno ela veglia, che s’aggirano inquiete per campi e valli, e vanno e vanno ad assolvere o maledire.
Non mancheranno le Pietre Tuonanti, no. Rocce agitate dai demoni di sempre, che stanno a mordicchiare il silenzio al tempo. Presagi funesti conosceremo, grandi paesi di un temo remoto ridotti a villaggi semi diroccati, la cui memoria resiste nelle vicende dei loro figli; memori e custodi di tesori immensi, nascosti nelle segrete delle corti.
Storie popolari di Sardegna che ci giungono attraverso i “Racconti da Focolare” della Nuorese più conosciuta al mondo.

Prefazione di Grazia Deledda
Contos de fuchile – racconti da focolare -, con questo dolce nome che rievoca tutta la tiepida serenità delle lunghe serate famigliari passate accanto al paterno camino, da noi vengono chiamate le fiabe, le leggende e tutte le narrazioni favolose e meravigliose, smarrite nella nebbia di epoche diverse dalla nostra. Il popolo sardo, specialmente nelle montagne selvagge e negli altipiani desolati dove il paesaggio ha in se stesso qualcosa di misterioso e di leggendario, con le sue linee silenziose e deserte o con l’ombra intensa dei boschi dirupati, è seriamente immaginoso, pieno di superstizioni bizzarre e infinite. Nella stretta mancanza di denari in cui si trova ha bisogno di figurarsi tesori immensi, senza fine, nascosti sotto i suoi poveri piedi, sicché, dando retta alle dicerie vaghe, sussurrate a mezza voce, con un tremito nell’accento e un lampo negli occhi, si crederebbe che il sotto-suolo di tutta l’isola è sparso di monete d’oro e di perle preziose.

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