Ritme Salve, poesie di Viviana Maxia


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Messa in voce di Gaetano Marino
Musiche di T.A.C. (Simon Balestrazzi, Monica Serra e Corrado Loi)

Ritme proposte in occasione del festival internazionale di poesia Parole Spalancate – 13 e 14 OTTOBRE 2017 – che si è tenuto al Teatro civico di Castello – Cagliari

RITME VELATE – poesie di Viviana Maxia

PENSO
22 agosto 2017 – inedita

Il buonsenso fugge con il primo treno per la luna
laddove Orlando ritrovò il suo senno perso.
A me invece
basterebbe un accenno di canzone allegra
per ritrovare fortuna in una vita agra.
Un egoismo sano senza senso.
Un caramello denso da spalmare sul sale.
Entrare in una chiesa e scoprire lei,
bella e supina nel profumo d’incenso.
Ma voglio muovermi io, e vivere intenso.
In un continuo controsenso
giocare con colori e parole.
Mi giro indietro,
bloccato è il meccanismo del consenso.
Rivoglio quella me che ruota e gioca e canta e balla.
Dalla stalla voglio volare ad una stella dal brillare immenso.
A questo intensamente penso.

KOI*
30 giugno 2009

Koi è condividere giocando.
Koi è noi.
Koi è sorridere creando, come tu mi vuoi.
E’ leggerezza di un rimando, è freschezza.
E’ un chissà, dove e quando. E’ dolcezza.
E’ anguria e melone, gelato al limone, verso di canzone.
Sul costone del vulcano perso del Giappone, è Corano, Vangelo, Mantra.
Koi entra nei sogni tuoi attraverso un sole tondo e rosso.
Non è amore e non è sesso.
E’ il riflesso negli occhi del mondo.
Il tempo circadiano che circondo con l’abbraccio del poi.
Questo è Koi.

*Ispirata a “Né di Adamo, né di Eva” di Amélie Nothomb

EDEN
6 ottobre 2009

E dentro la stanza invade l’albero di fico.
Le foglie grandi come coperte ricordano racconto antico.
Creatura umana da sola esiste.
Poi, plasmata da ossa, piccola donna di capelli rossa.
Costola sei e costola rimarrai, triste.
Serpente suadente che striscia nella mente ti attende.
L’inferno è a portata di mano.
Invano cerchi di salvare il figlio giglio. Il sangue bianco sparso vicino.
Rimane Caino e da lui, inesorabili tempi bui.
E denaro a pochi.
E denutrizione ai più.
E denigrazione scritta sul muro.
Sempre più in fondo, giù
Eden, eri sicuro del tuo cammino?
Noi siamo Caino.

SHIN ALEPH HE*
1 dicembre 2008

Il mio nome è sintomatico.
Meccanismo automatico messosi in moto prima dei tempi.
Ho visto templi e moschee, lune e maree.
Sono nata da tempo immemorabile, sempre viva e instancabile.
Ma il meccanismo, in questo orgasmo, si inceppa.
Rallenta, si aggrappa ad una stella lontana del creato.
Shin Aleph He, anima gemella, nome destinato all’afflato.
Sei una condanna, un inferno che mi danna alla veglia perenne.
Vorrei essere indenne dal captare, dal capire.
Vorrei dormire sonno profondo fino all’inizio del prossimo mondo.
Svegliarmi leggera come una piuma che cade come petalo di fiore.
Vorrei una vita leggera ed un leggero amore.

*Nome di Dio dalla Cabbalah (Anima Gemella)

#INVISIBILI *
19 dicembre 2013 – inedita

Dirigibili volteggiano in cieli arcobaleno,
nessuno li vede, nemmeno un bambino col naso all’insù.
Triste destino per chi, come noi, è avvolto da tempi bui.
Non chiede, forse neppure sa dare,
perché chiedere non sa.
Il tuo credo, il mio, è già preda altrui.
Ma lenti sospiri, ineludibili, si uniscono l’uno all’altro.
La vita, a volte si creda,
è solo invisibili soffi.
Crea vento, fragile turbine di movimento.
Zefiri gentili, dapprima, sorrisi d’argento risuonano.
Poi rombo diventa,
unendo risata argentina a risata fuggita da piombo.
Un caleidoscopico tuono che scoppia invadendo la terra.
Non lo riesci ancora a sentire quel suono,
non vedi i lampi di mille colori sui campi,
di fuochi faville inestinguibili.
Ma ora città si ergono tra cupole, ori e pinnacoli.
Oracoli annunziano l’arrivo di Marco in tutti i luoghi possibili, da polo a polo.
Spalanco gli occhi divenuti sensibili a ciò che nel cielo non vedo, ma è vero.
Io volo.
L’impero,
sospeso su velo,
traspare da mille parole invisibili.

*Ispirata a “Le città invisibili” di Italo Calvino

 

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