Prudenza. Una novella di Luigi Pirandello


Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino. Sigla di Simon Balestrazzi

[…] Dàlli e dàlli! Quella dannata forbice non si dava requie un momento, e m’intronava gli orecchi. A compir l’opera, si rovesciò come un’ira di Dio, su la piazzetta, una compagnia di saltimbanchi con una crudelissima tromba stonata e una grancassa fragorosa. Il giovine non seppe contenersi piú. Allungava il collo di qua e di là, si rizzava su la punta dei piedi. Indovinavo con gli occhi chiusi quei movimenti di curiosità; ma, nello stato d’abbattimento in cui ero caduto, non trovavo piú la forza di richiamarlo al dovere. A un certo punto sentii posar le forbici e, subito dopo, mi sentii rullar sul capo non so che cosa d’ispido, che mi fece saltar su la seggiola. Era uno spazzolone nero, girante. – Finito? – domandai. – Eh, no, signore: volevo vedere… Perché, sa? da questa parte… Lo guardai in faccia: – Avete forse dato qualche altro colpetto di forbice arrischiato? – No, signore – s’affrettò a rispondermi. – Conseguenza del primo, sa? Credevo di poter rimediare… Ma vedo… vedo con dispiacere che non ce la facciamo piú neanche a spazzola, sa! – E allora come? – feci io, frenando a stento la rabbia, per paura che quegli non si mettesse a ridere vedendomi la faccia che già a quell’ora aveva dovuto combinarmi. […]

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