Lo scaldino. Una novella di Luigi Pirandello


Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] La donna non rispose, né si mosse. Forse piangeva. Come una sfumatura di suono, titillante, dal fondo di via Volturno s’intese nel silenzio una mandolinata, che s’avvicinava di punto in punto, ma che poi, a un tratto, tornò a perdersi man mano, smorendo, in lontananza. – Lasciamelo aspettare qua, ti prego, – riprese, poco dopo, la donna, cupamente. – Ma aspettare, chi? – domandò di nuovo Papa-re. – Lui, te l’ho detto: Cesare. È là, nel caffè. L’ho veduto dalla vetrata. – E tu va’ a raggiungerlo, se sai che è là! Che vuoi da me? – Non posso, con la pupa. Mi ha abbandonata! È là con un’altra. E sai con chi? Con Mignon, già! con la celebre Mign… già, che comincerà a cantare domani sera. La presenta lui, figúrati! Le ha fatto insegnare le canzonette dal maestro, a un tanto all’ora. Sono venuta per dirgli due paroline, appena esce. A lui e a lei. Lasciami star qua. Che male ti faccio? Ti tengo anzi piú caldo, Papa-re. Fuori, con questo freddo, la povera creatura mia… Tanto, ci vorrà poco: una mezz’oretta sí e no. Via, sii buono, Papa-re! Rimettiti a sedere e riprenditi la bimba su le ginocchia. Qua sotto non la posso tenere. Starete piú caldi tutti e due. Dorme, povera creatura, e non dà fastidio. Papa-re si rimise a sedere e si riprese la bimba sulle ginocchia, borbottando: – Oh guarda un po’ che altro scaldino son venuto a trovare io qua, stanotte. […]

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