I due giganti. Una novella di Luigi Pirandello


Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Fuori, la tramontana, urlando come per spasimi ignoti e spaventevoli dello spazio tenebroso, aveva spento tutti i fanali di questo lungo e vasto viale, a cui io m’affacciai quasi impaurito, varcata la scura porta solenne della città ancora tutta illuminata, sebbene deserta. Era adesso nella tenebra un silenzio e un gelo, un silenzio che dopo il sogno mi parve la fine di tutte le cose, un gelo che dava alle apparenze superstiti di esse, come s’intravedevano appena, spettrali, a un vano raro barlume ch’era quasi un brulichio della tenebra stessa, un disperato irremovibile avvilimento. Discernevo in quel barlume il nero groviglio dei rami e del frondame secco di tutti questi alberi in lunghissima fila, e orribilmente in quel silenzio gelato sentivo scricchiolare sotto i piedi le foglie accartocciate. Quand’ecco, in quella tenebra, in quel silenzio, in quel gelo, rovente, squillante fiammeggiò a incendiare tutta la notte, rosso e nuovo, quest’antico muro di cinta, come del riverbero d’una prodigiosa aurora, e su esso così tutto fiammeggiante i due giganti maravigliosi apparvero e mossero tra lo stupore immoto degli alberi e delle case i loro terribili gesti. Restai atterrito a mirarli da lontano, dalla profondità gelida della mia notte. […]

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