Gli orfani. Una novella di Giovanni Verga.


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adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

La piccina si affacciò all’uscio, attorcigliando fra le dita la cocca del grembiale, e disse: – Sono qua -. Poi, come nessuno badava a lei, si mise a guardare peritosa ad una ad una le comari che impastavano il pane, e riprese: – M’hanno detto “vattene da comare Sidora”. – Vien qua, vien qua, – gridò comare Sidora, rossa come un pomodoro, dal bugigattolo del forno. – Aspetta ché ti farò una bella focaccia. – Vuol dire che a comare Nunzia stanno per portarle il Viatico, se hanno mandato via la bambina -. Osservò la Licodiana. Una delle comari che aiutavano ad impastare il pane, volse il capo, seguitando a lavorare di pugni nella madia, colle braccia nude sino al gomito, e domandò alla bimba: – Come sta la tua madrigna? – La bambina che non conosceva la comare, la guardò coi grandi occhi spalancati, e poscia tornando a chinare il capo, e a lavorar in furia colle cocche del grembiale, biascicò sottovoce: – È a letto. – Non sentite che c’è il Signore? – rispose la Licodiana. – Ora le vicine si son messe a strillare sulla porta.

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