Freddo. Una novella di Grazia Deledda


Messa in voce di Francesco Nonnis. Adattamento di Gaetano Marino

– La neve non può tardare, – annunziò la giovane serva, guardando il cielo bianco, – prenditi almeno un ombrello, Maureddu.
– Un ombrello?
Il giovane padrone si mise a ridere. Portar l’ombrello era per lui un segno di debolezza, quasi di vigliaccheria.
– Vedrai che nevicherà; perché parti con questo tempo?. – riprese la ragazza, con voce ardente e lamentosa. – Io non potrò dormire…
Maureddu rise ancora. Per lui tutto era oggetto di riso, ma d’un riso quasi infantile, che non offendeva nessuno.
– Tu non potrai dormire? Allora, scendi in cucina, allora – disse, mentre finiva di sellare il cavallo.
Anch’ella rise un po’, melanconica e voluttuosa.
– Se non ci sei tu. – mormorò.
– Ti abbraccerai la stuoia. Va, di’ a nonna che sto per partire… Aspetta, prima.
La rincorse sotto la tettoia e l’abbracciò forte. Ella era più alta di lui, bella, rosea, col naso aquilino e due grandi occhi rotondi, lucenti. Anch’ella lo strinse, quasi lo sollevò, e gli disse:
– Promettimi almeno che non passerai nel mio paese. Lo sai che mio fratello ti vuole uccidere. […]

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