Gaetano Marino, chi è?


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Gaetano Marino, chi è? (PDF)
Sono nato in un’uggiosa mattina del 06 novembre 1958, a Valguarnera Caropepe (Enna), credo di passaggio obbligato – così come lo siamo stati tutti.
All’età di due anni son stato condotto in quel di Sardegna, che ha la terribile bellezza di essere un’isola di incanto e dannazione.
Ho studiato per induzione in una scuola per ragionieri e mi sono diplomato dopo nove anni, alle serali. Quel tempo di orgiastica noia fu come una rivelazione. La partita doppia rappresentò per me un vero e proprio fascino dell’orrido da cui non riuscivo a distaccarmi. Un po’ come quando si guarda un film che metta molta paura, con la mano in faccia e l’occhio infradito.
Dopo aver svolto l’attività originaria di famiglia, venditore ambulante di stracci, all’età delle diciotto primavere ho modificato la natura dell’oggetto in vendita: da stracci a sentimenti – non credo cambi granché.
Provo ad essere attore, regista, contastorie, drammaturgo del suono e di tanto in tanto mi diletto con la scrittura.

E ora vengo alle cose serie.
CURRICULUM PROFESSIONALE
La mia professione dal 1978 è quella di attore. Negli anni ho acquisito il ruolo di autore e regista, “cantastorie”, drammaturgo del suono e sound designer (suoni, parole, musiche e rumori registrati dal vivo, manipolati e orchestrati attraverso il sistema informatico digitale). Da qualche anno inoltre, mi occupo di produzione di cortometraggi in video.
Negli anni ’90 ho diretto tre teatri (Caffènotturno, Isolateatro, Officina Teatro).
Ho iniziato la mia avventura nel teatro perché speravo di potermi alzare tardi la mattina. Mi vedevo come un fannullone privilegiato dal fuoco dell’arte scenica. Ma poi mi sono accorto – piuttosto tardi, in quanto l’uomo nasce pigro – che non sarebbe stato così: la realizzazione di una buona opera richiede studio, applicazione, rigore, ore di lavoro e lavoro.
Nella primavera del 1978 – vent’anni! – per poter mettere insieme un po’ di ragazzi inventai spudoratamente d’aver frequentato per alcuni d’anni la scuola del “Piccolo” di Milano, ero stato persino primo attore della compagnia diretta da Giorgio Strehler. Mi credettero e misi su a Cagliari la mia prima opera teatrale realizzata dalla compagnia da me fondata e diretta, “Il Canovaccio”, che prenderà poi nel 1992 il nome di “Isolateatro”.
Da allora, gli autori messi in scena, oltre a mie produzioni, sono stati: Cechov, Kafka, Luigi Pirandello, George Feydeau, Oscar Wilde, T.Williams, Koltès, Büchner, Max Aub, Sergio Atzeni, Giulio. Angioni, Shakespeare, T. S. Eliot, Pasolini, Ruccello, Sofocle, Aristofane, Euripide, Platone, Erodoto.
Nel 1987 allestisco a Quartu Sant’Elena il primo teatro chiamato “Caffènotturno”, al quale si sostituisce nel 1992 “Isolateatro”, per poi diventare, nel 1998, la “Sala Officina Isolateatro” di Cagliari. Nei tre teatri sono stati realizzati festival, rassegne di teatro, produzioni, seminari e laboratori teatrali, programmazioni cinematografiche, oltre a diverse ed eterogenee attività anche con il coinvolgimento di artisti e compagnie di teatro di notevole interesse nazionale ed internazionale.
Ho partecipato inoltre, con mie produzioni, ai principali festival teatrali italiani ed europei.
Dal 2001 ho avviato una serie di collaborazioni continuative attraverso produzioni teatrali, laboratori di ricerca e “messe in scena” organizzando, come Direttore Artistico, rassegne teatrali in collaborazione con la Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari, in particolare con il Dipartimento di Filologia Classica-Sezione Greco, la cui referente è la Prof.ssa Patrizia Mureddu.
Dal 2005 al 2009 sono stato Direttore Artistico delle attività teatrali realizzate dall’ERSU di Cagliari.
Dal 2010 progetto e realizzo, all’interno di un percorso ludico – didattico, letture animate e laboratori teatrali per le scuole Primarie, dell’Infanzia, Secondarie di Primo e Secondo Grado.
Dal 2012 mi dedico alla scrittura, regia e produzione di cortometraggi e videopoesie.
Nel 2014, 30 dicembre, ho fondato la stazione web radio Quarta.Radio Sardegna. www.quartaradio.it – di cui sono direttore artistico e voce.

UN ATTORE DEL CAOS
Credo di appartenere a quella categoria di attori sfuggiti al controllo e al rigore dell’accademismo. Per questo mi penso più come un attore del caos. Insomma, non appartengo ad alcuna scuderia. Non che la scuola di teatro non fosse stata necessaria, anzi. L’avessi frequentata forse avrei di sicuro risparmiato molto tempo e parecchi orrori. Ma è stata proprio quella “scuola degli errori e degli orrori” che mi ha insegnato quel che non s’ha da ripetere. In ogni caso ci provo.
Questo mio modo di essere “anti-attore” negli anni ha subito diversi modi di esprimersi, ma la svolta definitiva è avvenuta agli inizi degli anni novanta con la frequentazione del “Teatro delle Moline” di Bologna, sotto la guida del maestro Luigi Gozzi (Teatro e Psicanalisi). Fu un grande momento di scoperta, soprattutto di letture e lo studio diventò teorico oltre che pratico. Fu allora che il mio essere autodidatta subì una mutazione radicale.
Arrivarono alla fine degli anni novanta i classici Greci dell’Università di Cagliari. La commedia, la tragedia e l’epica furono a me “spiegati” dalla docente di Letteratura Greca Patrizia Mureddu. Così il mio modo di fare teatro cominciò ad integrarsi sia nel rigore scientifico, come nello studio da autodidatta, e attraverso la tecnica del teatro di ricerca contemporanea del maestro Gozzi. Questa “integrazione” sulla scena mi offre oggi la possibilità di proporre i classici – e non solo –  nel modo più personale possibile.
Come dico sempre: il mio è stato un “viaggio di ritorno”.

LA COLLABORAZIONE CON L’UNIVERSITA’ DI CAGLIARI
a cura della Professoressa Patrizia Mureddu (Docente di Lingua e Letteratura Greca, Università degli Studi di Cagliari)
“Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire”, osservava Italo Calvino: un’affermazione sicuramente confermata dall’esperienza comune. Eppure, basta spesso l’aggettivo “classico” (“musica classica”, “arte classica”, “classici greci e latini”) per creare l’attesa di qualcosa di irrimediabilmente noioso, che si è costretti a sorbire per dovere, per dare l’impressione di essere persone colte, o magari per sentirsi parte di una “élite”. La responsabilità di questo stato di cose è certo in parte da attribuire alla massificazione della cultura ad opera dei grandi mezzi di comunicazione; ma è dovuta forse anche all’atteggiamento assunto dai “detentori” della cultura classica (e parliamo in questo caso in particolare della classicità greca e latina) che tendono senza volerlo a dare dei “classici”, oggetto dei loro studi, una visione paludata, alta, lontana dal gusto e dagli interessi del cittadino comune. Eppure, a volte, per la sensazione di trovarsi di fronte ad un evento imperdibile, ecco che inaspettatamente “la gente” si affolla intorno ad una mostra, si mette in fila per ammirare un monumento appena restaurato, si precipita a procurarsi gli abbonamenti per la stagione lirica di un grande teatro nazionale.
In seguito alla ormai più che decennale collaborazione tra la cattedra di lingua e letteratura greca dell’Università di Cagliari (nella persona della sottoscritta), e l’attore-regista Gaetano Marino, i più bei testi greci classici (prescelti in base alla loro sicura fruibilità, ed offerti in una traduzione filologicamente irreprensibile, ma adatta alle esigenze della recitazione) hanno potuto e possono godere della giusta popolarità, presentandosi all’ascolto di un pubblico forse dapprima solo incuriosito o dubbioso – ma subito interessato o commosso. A una scelta di ‘pezzi’ non necessariamente drammatici (Omero, Erodoto, Teocrito, Apollonio Rodio, addirittura Platone) proposti in una traduzione rigorosamente filologica, ma adatta ad una pubblica lettura, si accompagna la suggestione dell’interpretazione teatrale, nella quale in passato sono stati coinvolti giovani o giovanissimi dilettanti, destinatari di uno o più laboratori di recitazione (I Cavalieri, le Ecclesiazuse, la Lisistrata di Aristofane, le Eumenidi di Eschilo, l’Antigone di Sofocle, l’Oreste e la Medea di Euripide). La realizzazione dell’evento, in un’aula universitaria o di liceo, o in uno spazio cittadino (un teatro, un museo, la sede di un’organizzazione culturale) è sempre riuscita a coinvolgere un pubblico eterogeneo, spesso colto di sorpresa, non necessariamente già appassionato di letteratura greca.
La responsabilità della traduzione e dell’adattamento è sempre stata equamente divisa tra le diverse competenze (del letterato/filologo da una parte, del regista/attore dall’altra). L’immediatezza della scrittura ha avuto il risultato di superare le barriere temporali, di trasportare gli spettatori fin dentro quella Grecia distante oltre duemilacinquecento anni; la scelta di brani, musicali, di effetti, la recitazione efficace, hanno contribuito a vincere la sfida che i promotori di questa iniziativa si erano proposti: fare parlare (senza stravolgimenti e manipolazioni) quei tesori prodotti molti secoli fa, lasciando il più possibile intatto il loro disegno originario.

 

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