Achille vs Ettore, il duello – dall’Iliade di Omero – per la Grande Guerra


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La Grande Guerra, tra storia e letteratura. Le parole del mito, dal libro 22° dell’Iliade di Omero, il duello di Achille vs Ettore.

achille-ettore-50Ettore vs Achille, il duello - parte 1 di 2
achille-ettore-50Ettore vs Achille, il duello - parte 2 di 2

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traduzione di Patrizia Mureddu
messa in voce e drammaturgia del suono di Gaetano Marino
una produzione realizzata in collaborazione con Università di Cagliari, Facoltà di Studi Umanistici, Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica

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achille-ettore-50Ettore vs Achille, il duello - parte 2 di 2

una produzione

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con il sostegno di
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La Grande Guerra, tra storia e letteratura. Le parole del mito, dal libro 22° dell’Iliade di Omero, il duello di Achille vs Ettore.

Perché si giunge alla guerra di Troia? Di solito si pensa al rapimento della donna più bella del mondo, Elena, studiando il mito si scopre però che questo atto, grave e sacrilego contro la legge dell’ospitalità, rappresenta solo una minima causa ascrivibile all’uomo. La verità è che ci furono tre dee dell’Olimpo, Era, Atena ed Afrodite, che per una competizione su chi fosse “la più bella” si vendicarono, tra inganni, tradimenti e vendette. Questo ci racconta il mito.
La verità storica e politica invero, è che fu una questione di diritti e abusi legati al pedaggio/passaggio dei Dardanelli, oltre che ai redditizi traffici commerciali. Un vincolo che stava sotto il dominio incontrastato dei Troiani, e fu per questo che i Greci si costituirono in alleanza con altri stati dichiarando guerra, quella vera, che portò alla morte migliaia e migliaia di uomini.
Se spostiamo la riflessione sulle cause generali che determinarono lo scoppio della prima guerra mondiale, ci accorgiamo che anche qui si ritrovano in modo inquietante le stesse affinità, sia strategiche che militari.

Il teatro, e l’arte in genere, si sa che debba avere come scopo primordiale non tanto quello di sentirsi vita, quanto, di contro, che esso debba occuparsi della vita; ecco quindi che, tratte le metafore opportune e le doverose collocazioni di tempo e luogo, si può accostare metaforicamente la “Grande Guerra” alla Guerra di Troia; come forse a tutte le guerre accadute nei tempi del mondo. Ci sono in tutte queste gli stessi elementi e le medesime condizioni che inducono l’uomo ad eliminare altro uomo. Potere, inganni, ingordigia, vanità, alleanze, corruzione, intrighi, denaro, saccheggi, ferocia, prepotenza, forza, viltà, orgoglio, onore, eroi e tragico fato, non ultimo, la religione.

Ecco perché riportiamo attraverso il poema Omerico dell’Iliade, dal libro 22°, proprio uno dei momenti più avvincenti e feroci del componimento: il duello “Achille vs Ettore”; dove si può riassumere e ascoltare proprio il sentimento più terribile e temuto per chi vada in guerra: la vendetta-rancore. Atto feroce che viene perpetrato, in modo quasi bestiale, proprio dall’eroe guerriero tra i più stimati e temuti (Achille), e averne orrida impressione; questo solo ci può dire quasi tutto sulla inutilità di una qualsiasi guerra.
Il mito e l’artifizio creati dagli uomini, proprio sulle paure, l’esperienza di vita e la speranza, a volte servono a questo monito: perché non si dimentichi la memoria di quel che potrebbe ripetersi, ma la tragica differenza è che il mito si ripete tale e quale ogni sera da quasi sempre, e non arreca dolore se non alla riflessione dello spettatore (catarsi), una guerra vera, no, non è mai simile alle altre e nessuno può prevederne la fine e le conseguenze.

Gaetano Marino


L’Iliade racconta di un evento reale, la guerra di Troia, che si concluderà con la distruzione della città per opera di una confederazione di popoli greci, forse l’ultima grande impresa prima della fine dei regni micenei, databile intorno al 1100 a.C. Sicuramente, in quegli anni non esistevano un alfabeto o dei materiali scrittori adeguati per registrare un testo poetico così lungo e complesso: per molto tempo, perciò, i fatti che diventeranno il nucleo del poema – tra i quali dovette avere un posto importante l’episodio cruciale dello scontro tra i ‘campioni’ dei due eserciti nemici, Achille ed Ettore – vennero raccontati e tramandati oralmente. Nel corso di questo processo di elaborazione, durato almeno tre secoli, si deve collocare l’attività di quel grande aedo di nome Omero che fu, secondo gli antichi, l’autore dei due grandi poemi.

Radici tanto oscure e remote nel tempo spiegano perché il mondo che essi raccontano (e lo stesso modo di raccontarlo) ci può apparire estraneo, misterioso, duro. Ma proprio in questa diversità risiede gran parte del fascino di queste opere straordinarie, che hanno finito per rappresentare il principio ed il fondamento di tutta la nostra storia letteraria.

La traduzione – integrale – del libro XXII dell’Iliade vuole fare i conti con questa realtà, a partire dal verso adottato, simile, per conformazione metrica ed estensione, a quello ‘canonico’ dell’epica greca e poi latina: l’esametro dattilico. Ripetizioni, uso sovrabbondante di epiteti, scelte lessicali rare o banali, digressioni, similitudini, tutto è stato fatto ‘transitare’, nei limiti del possibile, nel testo italiano: perché l’ascoltatore possa avere un’idea, anche se inevitabilmente parziale, del grado di suggestione e di coinvolgimento emotivo che la recitazione dei rapsodi era in grado di esercitare sul pubblico del tempo.

Patrizia Mureddu

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